
Progettato da Carlo Busiri Vici per essere residenza per diplomatici in visita nella capitale è diventata la Biblioteca dell’Ambasciata statunitense
Al Charlie’s, sul rooftop, ordiniamo un Trevi con gin, liquore alla rosa, limone e karkadè, e un Apollinaris a base di Tanqueray 0%, mango e passion fruit. Insieme a drink ispirati alle fontane e alle sorgenti di Roma, servono mandorle salate, patatine e polpettine. Il dj attacca alle 18. Che l’aperitivo abbia inizio, tra ospiti e romani amanti della vista dall’alto.
Ora è tutta un’altra Dolce Vita, diversa da quella che si svolgeva sotto, in via Veneto, tra divi e paparazzi complici di un glamour mai più dimenticato. A quei tempi, gli anni Sessanta, il Palazzo degli Ambasciatori c’era già e ospitava la Biblioteca americana. Erano gli anni in cui le star che frequentavano l’hotel Majestic fingevano di sfuggire ai flash, e invece non aspettavano altro, mentre quelli che davvero volevano privacy e intimità si rifugiavano all’Imperiale, più intimo, poco più in là. Nell’arco di poche decine di metri, via Veneto era diventata il posto per vedere i propri miti, gli attori italiani, Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, ma anche Audrey Hepburn, Gregory Peck, Liz Taylor e tanti altri divi, intellettuali, dandy.
Il Palazzo degli Ambasciatori, del 1905, è stato progettato da Carlo Busiri Vici, star architect romano del tempo, come residenza per per diplomatici e aristocratici in visita nella capitale, poi trasformato in Biblioteca dell’Ambasciata statunitense fino al 1993, infine grand hotel. Acquisito da IHG Hotels & Resorts riapre nel 2025, dopo sei anni e 45 milioni di ristrutturazione, come Intercontinental Rome Ambasciatori Palace. Come tutti i luoghi che rappresentano la storia di una città, si ha quasi timore di entrare e restare delusi dall’ammodernamento snaturante. Invece [...]
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