
Accordo di 24 mesi: il gruppo italiano farà da cerniera tra tecnologie del big Usa e imprese e Pa
Accelerare l’adozione industriale del quantum computing, della sicurezza quantistica, del quantum networking e del quantum sensing in Italia e nei principali mercati europei. È mirando a questi obiettivi che nasce l’accordo fra Lutech – azienda italiana che è fra i leader nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale – e IonQ Italia, la controllata italiana della multinazionale statunitense IonQ, quotata al Nyse e leader globale nelle tecnologie quantistiche.
Il gruppo italiano del digitale guidato dal ceo Giuseppe Di Franco, con 6mila professionisti e un miliardo di euro di volume d’affari, ha siglato con la controllata italiana della multinazionale americana un accordo di 24 mesi.
La parola chiave è integrazione. IonQ porta le tecnologie di frontiera, Lutech il pezzo che spesso decide se un’innovazione resta nei laboratori o diventa investimento industriale: conoscenza dei settori, system integration, cybersecurity, cloud, intelligenza artificiale, high performance computing. L’obiettivo è accompagnare imprese e Pubbliche amministrazioni dalla “quantum readiness” alla scelta dei casi d’uso; dai proof of concept ai progetti pilota, fino a soluzioni scalabili.
«Il quantum sta entrando nella fase in cui la disponibilità tecnologica deve diventare capacità industriale e valore tangibile per le organizzazioni», dice Giuseppe Di Franco, che aggiunge: «La collaborazione con IonQ Italia consente a Lutech di accompagnare imprese e istituzioni lungo un percorso progressivo, dalla quantum readiness alla sperimentazione fino all’adozione su larga scala, non solo mantenendo in Italia le competenze di integrazione, la responsabilità progettuale e le capacità di esecuzione, ma portando nel Paese anche la creazione e lo sviluppo di applicazioni quantistiche».
È qui che l’intesa assume un significato più largo del classico accordo commerciale. Lutech si candida a fare da piattaforma industriale italiana per tecnologie che hanno ancora bisogno di essere tradotte dal linguaggio della ricerca a quello dei budget, dei sistemi informativi e della continuità operativa. Il punto non è soltanto usare computer quantistici, ma costruire architetture ibride nelle quali quantum, AI e cloud convivano con le infrastrutture esistenti.
I campi di applicazione sono i più vari: finanza e assicurazioni, energia, telecomunicazioni, manifattura, farmaceutica, trasporti, aerospazio e difesa, Pa e infrastrutture critiche. Dall’ottimizzazione dei sistemi logistici alla gestione delle reti energetiche, fino all’analisi avanzata del rischio. La sfida è capire dove il quantum possa davvero offrire un vantaggio e dove il calcolo classico continui a bastare. Una selezione, quest’ultima, che è a sua volta necessaria per evitare che la nuova corsa tecnologica diventi una collezione di progetti dimostrativi.
L’altro fronte è la sicurezza. L’accordo comprende crittografia quantistica, post-quantum cryptography e architetture quantum-safe. Per imprese e istituzioni significa misurare oggi l’esposizione a rischi, pianificando la migrazione di dati e comunicazioni sensibili. Infine sul “quantum sensing”, l’ambito quindi dei sensori che sfruttano la quantistica, il raggio d’azione comprende orologi atomici, gravitometri, magnetometri, sistemi di navigazione indipendenti dal Gps e applicazioni medicali non invasive.
Per IonQ la partnership apre un canale verso Italia ed Europa attraverso una partnership con un system integrator radicato nelle imprese e nella Pa. Per Lutech, dal canto suo, l’intesa offre la possibilità di salire un gradino nella catena del valore, passando dall’integrazione delle tecnologie digitali mature alla costruzione di competenze, al massimo livello di innovazione, su una piattaforma. E in fondo è anche il senso della sovranità tecnologica aperta: non autarchia, ma capacità di scegliere, integrare, proteggere e governare tecnologie globali mantenendo in Italia responsabilità e competenze.
Marco Pistoia, ceo di IonQ Italia, alza l’asticella: «La nostra ambizione non è semplicemente portare in Italia tecnologie quantistiche sviluppate negli Stati Uniti, ma costruirle in Italia, insieme alle imprese, ai centri di ricerca e alla Pubblica amministrazione, creando competenze, proprietà intellettuale, applicazioni e valore industriale nel nostro Paese». E aggiunge: «La nostra visione è fare dell’Italia un secondo grande polo di innovazione per IonQ, creando un asse tecnologico italo-americano capace di contribuire allo sviluppo della prossima generazione di soluzioni quantistiche.»
Le attività partiranno da Italia, San Marino, Vaticano, Spagna, Portogallo, Svizzera, Germania, Francia e Regno Unito.
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