Ma era bello il calcio di Mazzola o è brutto il nostro? Ripartono Milan e Juve, cade il Como

Fa davvero un certo effetto ripensare a quanta risonanza abbia avuto la morte di Sandro Mazzola. Non solo tra i tifosi più nostalgici. Ma anche tra la gente comune, che nutre altri interessi o comunque nulla sa della favolosa Inter degli Anni Sessanta o degli infuocati derby con il Milan dove Rivera e Mazzola erano i principali protagonisti. 

Era già avvenuto con Franco Baresi, anche lui scomparso in questa torrida estate, anche lui bandiera (rossonera) del nostro calcio,  amato e rispettato da tutti per la sua classe fuori e dentro al campo. Mille articoli, interviste, testimonianze, tutte caratterizzate da quel senso di appartenenza e di valori condivisi consumati dal tempo.

Perché tanta nostalgia? Perché tanta partecipazione? 

La risposta, bisogna dirlo francamente, è che il calcio attuale, più moderno, veloce e tecnologico quanto si vuole, è meno bello. Meno coinvolgente. Abbiamo mille dirette, gli highlights ripetuti all’infinito, decine di trasmissioni e approfondimenti, una giostra senza fine.  Eppure quando rivediamo Mazzola e Rivera che si stringono la mano davanti all’arbitro Concetto Lobello (che mai e poi mai avrebbe permesso al Var di segnalargli un errore), un certo fremito lo sentiamo. E inevitabilmente viene da fare i confronti con il presente. 

Chi è il capitano del Milan? Boh, vallo a capire.  Continua a cambiare. E quello dell’Inter? Va bene, Lautaro è un ottimo bomber, ma vogliamo confrontarlo, come legame affettivo, con Boninsegna, Altobelli, Ronaldo, capitan Facchetti e ovviamente lo stesso Mazzola? E la Juventus, la più amata e detestata Signora d’Italia? Finalmente è tornata alla vittoria. Ma chi è l’ eroe?  Conceicao?  Bremer? 

Una volta gli idoli erano Zoff, Platini, Scirea, Zidane. Una bella differenza. E meno male che nella Roma c’è uno come Dybala che un suo carisma, nonostante la fragilità, ce l’ha. E il Como, la grande start up che avanza? Fabregas sarà anche un allenatore, rampante ma insomma anche lui, come in questo turno con il Frosinone, si è preso la sua salutare bastonata. Il presidente è un indonesiano: nulla da dire sugli indonesiani, però Moratti e Berlusconi erano un’altra cosa. 

Vero che la nostalgia fa perdere in lucidità. Bisogna stare attenti. Ma vogliamo parlare dei commentatori televisivi? Che gridano come indemoniati dopo 30 secondi al primo calcio angolo degli azzurri? I nomi li sapete, inutile inferire. Parlano di profondità, qualità, quantità, di gioco basso e gioco alto, di catene e braccini. Per seguirli ci vuole il dizionario italiano-calcese.

“Quello è bravo a stare tra linee”, dice uno. È una virtù quella di stare tra le linee? E i moduli? Ormai sembra che tutto dipenda solo dagli schemi. Vuoi mettere il 3-5-2? E il 4-3-3?  Danno i numeri pensando di fare i professori.

E gli allenatori? Ma che lingua parlano? Antonio Conte, che svolazza da uno stadio altro in cerca di una nuova panchina, si esprime per misteriose allusioni come la Sibilla Cumana quando diceva “Andrai, tornerai e non morirai in guerra” Nessuno capiva un cavolo,  ma almeno a dirlo era la Sibilla. 

 E i soldi buttati dalla finestra ? Ramos, il nuovo centravanti del Milan, vale 75 milioni. Ma allora   Van Basten e Shevchenko quanto avrebbero dovuto costare? Infine per consolarci guardiamo la Nazionale che per tre volte viene respinta dai Mondiali per opera di Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia. Sembra di essere su scherzi a parte.  E quindi, per invertire la rotta, è stato eletto presidente Malagò (che non è tesserato Fgci) e ct Mancini, già scappato dalla panchina azzurra per i dollari arabi. Un bel attaccamento:  più alla pecunia che alla bandiera. Qualcuno obietterà: questa è la realtà, bellezza, fattene una ragione. No, grazie, saremo nostalgici, ma si stava meglio quando si stava meglio

 

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È un turno un po’ così, interlocutorio, ma che dopo 5 giornate delinea meglio il valore delle forze in campo.  L’Inter, pur pareggiando (2-2) con la Roma ha finora dimostrato di essere la più forte. Talmente forte da regalare l’inizio agli avversari.  Lo stesso con i giallorossi che dopo un gran primo tempo vengono poi rimontati quando i nerazzurri, guidati da Lautaro, hanno capito che si metteva male. Otto gol in cinque partite non sono un buon passaporto per chi vuole rivincere lo scudetto, ma Chivu ha una corazzata che gli permette perfino queste distrazioni. Bene anche la Roma che quasi centra il colpaccio. La manca qualcosina rispetto all’Inter però è ancora in crescita. Quando Malen non segna ecco Konè inventarsi una doppietta inaspettata. Va forte anche la Lazio che vince a Venezia dopo aver sofferto nel primo tempo e si gode il primo posto. In una società dove succede di tutto, il successo di Gattuso è da applausi. Sta dimostrando che, oltre alla grinta, c’è di più. 

Un’altra rivelazione è il Cagliari, quarto a un punto dalla vetta, vittorioso (0-1) con l’Udinese. Al centro dell’attenzione c’è naturalmente Daniel Maldini di nuovo in gol dopo l’incidente in auto, i test e le polemiche conseguenti surriscaldate dai social e dal cognome del protagonista. Dopo una simile bufera avrebbe potuto perdersi, invece è stato bravo a non farsi travolgere riscattandosi con una rete che lo proietta anche in Nazionale. 

Ma la vera notizia è la sconfitta del Como a Frosinone. Un secco 2-0 che, oltre a impedire l’aggancio in vetta alle prime,  ridimensiona (almeno per un turno) le ambizioni di Fabregas che, improvvisamente, conosce il pane nero delle fatiche di coppa. Il Frosinone, in rete nel primo tempo con Calò e Kvernadze, non ruba nulla e aggancia i lariani a quota 10 Mentre il Como, molto confusionario, spreca diverse occasioni per rovesciare il risultato. Cose che succedono a chi, non abituato a stare ad alti livelli, vuole competere su tutti i fronti.

Un’altra che stecca è ancora il Napoli di Allegri. Con la Fiorentina non va oltre a un pareggio (1-1) che in fondo non accontenta nessuno anche se per i viola è il primo punto casalingo dopo le due sconfitte casalinghe rimediate sotto la gestione Grosso. I partenopei in vantaggio con Gilmour, poi il pareggio della Fiorentina arriva a inizio ripresa con Jimenez. Per Allegri ora il distacco dalle prime è di sei punti. Migliore invece il bilancio del nuovo corso di Vanoli che in una settimana ha vinto due volte  (Venezia e Pisa in Coppa Italia) e pareggiato questa domenica con il Napoli.

Facce allegre anche in casa Juventus che, dopo lo schiaffo col Sassuolo, torna alla vittoria battendo l’Atalanta per 2-0 (Conceicao e Bremer). Una rete per tempo e tanti saluti alla Dea e alle polemiche scaturite dalla sconfitta di Reggio Emilia. Per Spalletti, ora a -3 dalla vetta, una domenica serena che allontana il fantasma di Antonio Conte. Chi invece entra in un triste pensatoio è Maurizio Sarri alla terza sconfitta consecutiva con l’Atalanta. 

E il Milan? Questa volta il Diavolo fa le pentole e anche i coperchi battendo (3-0) a San Siro un Lecce quasi mai pervenuto. Dopo la pesante caduta col Benfica, i rossoneri offrono finalmente una bella serata ai suoi tifosi divertendoli con un gioco rapido e penetrante. Nonostante i tanti cambi (addirittura sei) operati da Amorim, il Milan ha potuto giovarsi del ritorno a centrocampo di Rabiot e Modric e di Gila in difesa. Buona, la prima volta quest’anno, la prestazione di Pulisic che ha sbloccato il risultato con un bel sinistro dopo uno stop altrettanto pregevole. Dopo il raddoppio di Rabiot il tris lo firma Diego Moreira subentrato a Saelemakers. Ormai è un tratto distintivo del belga: quando entra fa subito gol. Anche questo di rara fattura. Un quinto posto a -2 dalla vetta, porta sicuramente più serenità. Se poi si mettesse a segnare anche Ramos, Il Milan sarebbe a posto. Ma non si può avere tutto. 

 

I RISULTATI

Monza-Sassuolo 2-1

Bologna-Torino 1-1

Udinese-Cagliari 0-1

Roma-Inter 2-2

Fiorentina-Napoli 1-1

Frosinone-Como 2-0

Parma-Genoa 2-1

Juventus-Atalanta 2-0

Milan-Lecce 3-0

  

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