
Operazioni di raccolta avvenute con un anticipo medio di 14 giorni, quantità ridotte ma qualità delle uve eccezionale al punto da ricordare annate storiche come 1921, 1947 e 1959
Maltempo? Mica tanto. Si parla tanto in agricoltura dei cambiamenti climatici che stanno condizionando, spesso in negativo, tanti settori dalle commodity alle produzioni di qualità. Ma esistono anche le eccezioni, ovvero quelle di prodotti che grazie al know how produttivo e ad opportuni accorgimenti in campo e nelle fasi di trasformazione riescono a tirar fuori anche in annate difficili e sfidanti come la 2026 una qualità al top al punto da far evocare a qualcuno – addirittura – le annate storiche del secolo scorso.
È quanto si aspettano nello Champagne dove, nonostante una vendemmia mai così precoce, hanno appena tracciato un quadro molto incoraggiante sull’annata 2026. «Malgrado le condizioni climatiche eccezionali e le rese contenute – commentano dal Comité Champagne – le uve presentano uno stato sanitario eccellente e un equilibrio molto promettente. Ci sono tutti gli elementi per elaborare vini di grandissima qualità».
La campagna viticola 2026 resterà atipica nello Champagne, caratterizzata episodi di gelate primaverili di grande intensità, una fioritura molto precoce e cinque ondate di calore nel corso dell’estate.
La filiera ha mantenuto la tradizionale apertura ufficiale della vendemmia il 12 agosto, anche se in realtà, in diversi areali, le prime operazioni di raccolta erano iniziate già dal 6. A partire dal 17 agosto, poi, la vendemmia si è estesa in tutta la regione, con quasi 14 giorni di anticipo medio rispetto al 2025. Di fatto, quella 2026 per le celebri bollicine francesi è stata la vendemmia più anticipata di sempre.
«La resa agronomica media – aggiungono dal Comité – dovrebbe attestarsi su un livello moderato, principalmente a causa di grappoli meno voluminosi per effetto della siccità. Al di là dei volumi, l’aspetto più significativo che emerge da questa vendemmia è la qualità della materia prima: le uve sono giunte a maturazione in uno stato sanitario eccezionale.
«La campagna 2026 – ha commentato il presidente del Syndacat Général de la Champagne e Co-Presidente del Comité Champagne, Maxime Toubart – resterà come un’annata atipica, che ha profondamente modificato i nostri riferimenti. I viticoltori hanno dovuto adattare le loro attività. La loro reattività e capacità di adattamento sono state determinanti per raccogliere la sfida di questa vendemmia fuori dal comune».
Di fronte all’accelerazione della maturazione, l’intera filiera ha adattato la propria organizzazione: è stato necessario rivedere i calendari, mobilitare le squadre e portare rapidamente a termine la raccolta, senza mai scendere a compromessi sulla qualità. Il Comité Champagne ha impiegato tutti i mezzi di comunicazione disponibili per informare gli Champenois sull’evoluzione della situazione e favorire la collaborazione tra gli operatori.
«Grazie alla mobilitazione dell’intera filiera – ha aggiunto il presidente dell’Union des Maisons de Champagne e Co-Presidente del Comité, David Chatillon – siamo riusciti a portare a termine questa vendemmia eccezionalmente precoce in ottime condizioni, con una qualità straordinaria. Questo successo è il risultato del lavoro collettivo della Champagne, capace di adattare la propria organizzazione con grande reattività. La materia prima è molto bella, sana e matura. Disponiamo di tutti gli elementi necessari per elaborare lo Champagne, anzi, dei grandi Champagne».
I mosti presentano caratteristiche raramente osservate in Champagne. All’assaggio esprimono una straordinaria freschezza, concentrazione.
«È ancora troppo presto per qualificare in modo definitivo i vini nati dalla vendemmia 2026 – concludono al Comité Champagne – ma la raccolta possiede già tutte le caratteristiche per dare origine a grandi, se non grandissimi, vini. Per alcune sue caratteristiche di equilibrio, questa materia prima richiama più di uno tra i grandi millesimi storici del XX secolo, come 1921, 1947 e 1959».

