
Il Mimit punta a anno in più per l’iperammortamento e contributo per i software destinato a micro e piccole imprese ma resta il nodo coperture
La prudenza invocata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in vista della stesura finale della manovra, scolpita anche nelle pagine del Documento programmatico di finanza pubblica inviato dal Governo alle Camere, è una premessa imprescindibile nel delineare gli interventi allo studio per le imprese e per il settore industriale.
Se le coperture lo consentiranno, considerando anche la concorrenza delle altre misure in campo (dal nuovo taglio Irpef per il ceto medio alla flat tax sugli aumenti di stipendio per i giovani, dalla rivalutazione delle pensioni alle assunzioni nella sanità), il termine per effettuare investimenti in innovazione con il beneficio fiscale dell’iperammortamento sarà allungato di un anno, fino al 30 settembre 2029, e debutterà un nuovo voucher destinato alle micro e Pmi impegnate nei processi di digitalizzazione.
Il pacchetto di proposte di politica industriale, coordinato dal ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit), contiene anche altro: un Fondo per promuovere una filiera italiana della robotica umanoide tramite gli Accordi per l’innovazione, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo e della Nuova Sabatini, la proroga anche per il 2026 del bonus elettrodomestici. E il ripristino di circa 200 milioni di euro del Fondo automotive che erano stati tagliati lo scorso maggio per coprire il decreto carburanti: un rifinanziamento sul quale il Mimit aveva strappato un impegno da parte del ministero dell’Economia.
Quasi sicuramente non tutto potrà tagliare il traguardo della manovra. Tra le priorità, il ministro Adolfo Urso ha citato la proroga del nuovo piano Transizione 5.0 che si fonda sullo strumento dell’iperammortamento, portando il termine per la conclusione degli investimenti dal 30 settembre 2028 al 30 settembre 2029. Una richiesta già inoltrata ufficialmente al ministro Giorgetti. L’idea è garantire un orizzonte di investimento più stabile, anche in considerazione del fatto che il piano è di fatto partito con sei mesi di ritardo, lo scorso giugno.
La valutazione sugli eventuali costi riguarda due aspetti. Il primo è il livello di assorbimento delle risorse. L’entità degli investimenti preannunciati dalle imprese ha superato il valore di 6 miliardi di euro: un dato che, in termini di fondi statali assorbiti, si tramuta in poco meno di un quarto del plafond. Secondo le stime del Mimit, dopo lo sprint delle domande dei primi mesi, ci sarà un assestamento del trend e non è detto che occorra un rifinanziamento, anche se i termini per concludere gli investimenti fossero allungati di un anno.
Il secondo aspetto riguarda la possibilità, da verificare, di inserire un’eventuale copertura aggiuntiva nell’ambito delle spese riconosciute dalla clausola di flessibilità europea per gli investimenti delle imprese finalizzati alla decarbonizzazione, sfruttando la componente del piano 5.0 che premia gli interventi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili. Un punto ancora molto controverso riguarda la possibile inclusione, tra le spese agevolabili, degli investimenti in software cloud. Nel contempo, sarebbe allo studio un allargamento delle agevolazioni alla “servitizzazione”, il processo con il quale, ad esempio, anziché vendere u robot, un’azienda vende una serie di servizi integrati basati sull’utilizzo del robot, come accade per i software in modalità as-a-service.
Per le micro e Pmi che puntano a investimenti specifici sui software si potrebbe poi aprire un’ulteriore finestra, con un voucher sotto forma di contributo. Il Mimit studia una misura mirata per alcune tipologie specifiche di beni immateriali, a partire dall’intelligenza artificiale. Con un incentivo variabile tra 8mila e 15mila euro in base alla dimensionale. L’agevolazione sarebbe vincolata all’esecuzione di un assessment, in pratica uno studio sulla maturità tecnologica dell’azienda, da effettuare presso un centro di trasferimento tecnologico indicato dal ministero, e alla successiva adesione all’offerta di uno dei fornitori che saranno indicati in un elenco ministeriale.
La misura – per la quale serve una dotazione di circa 200 milioni – interverrebbe sul ritardo delle piccole aziende italiane in termini di adozione di sistemi AI. Nel report sul Decennio digitale, la Commissione europea ricorda che la diffusione dell’intelligenza artificiale tra le imprese, sebbene in rapida crescita, è al 16,4% contro la media europea del 19,9% e, nel caso delle Pmi, al 15,7% contro il 18,9%. Il governo spera di ridurre il gap incentivando la domanda. Ma, anche in questo caso, le coperture saranno un giudice insindacabile.

