Da Salvini aut aut sulle uscite anticipate, ma i costi salirebbero dai 600 milioni del 2027 agli 1,5 miliardi nel 2029. Tassa piatta riservata agli under 30

Il nuovo vertice serale di ieri a Palazzo Chigi non arriva a definire l’impianto puntuale della legge di bilancio. Gli ostacoli principali sulla strada della manovra, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri tra martedì e mercoledì, sono due: la risposta europea su flessibilità e modalità di utilizzo della clausola dell’energia e le richieste leghiste di interventi sulle pensioni. Richieste che, conferma più di una fonte al Sole 24 Ore, hanno assunto la forma di un veto sostanziale: senza misure sulla previdenza, insomma, il Carroccio minaccerebbe di non votare la manovra.

Al tavolo con Giorgia Meloni, che ha insistito perché si raggiunga presto un’intesa, Antonio Tajani, Maurizio Lupi, Giancarlo Giorgetti e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, il numero uno della Lega, Matteo Salvini, videocollegato da Milano, ha rilanciato il progetto di “quota 64” e di congelamento ulteriore dell’aggancio dei requisiti all’aspettativa di vita. Un intervento che, anche nelle formule più blande, avrebbe secondo le prime stime costi in rapida crescita, dai 600 milioni del 2027 agli 1,2 miliardi del 2028, su su fino agli 1,5 miliardi dell’anno successivo. Troppi, per una manovra che deve provare a far rientrare nei ristrettissimi margini a disposizione le tante priorità care ai partiti della maggioranza, dalle famiglie al ceto medio, dai giovani agli anziani, dal potenziamento della sanità fino al contenimento dei costi dell’energia per cittadini e imprese. Tutte voci elencate dalla nota diffusa dalla maggioranza al termine dell’incontro.

Dietro alla concordia sbandierata su questi principi, però, si nasconde lo scontro sulle pensioni. Salvini, forte anche di un sondaggio che darebbe la Lega al 7,5% dopo una vittoria sulla previdenza, avrebbe posto un aut aut che al momento non parrebbe soddisfatto dalla controproposta avanzata da Giorgetti, una sorta di replica di quota 103 in forma alleggerita per non pesare troppo sui conti. Il pressing della Lega, a due giorni dal congresso di Milano, ha trovato freddissimi gli alleati. Fdi teme di gettare alle ortiche quattro anni di rigida disciplina fiscale, tanto più alla vigilia di un aggiornamento potenzialmente cruciale del rating da parte di S&P, il 13 [...]

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