Manovra, verso il via parziale al deficit per energia e difesa

Con il piano dei conti il Governo proporrà l’attivazione della clausola per una quota del disavanzo aggiuntivo: trattativa con la Ue concentrata sui 14 miliardi per gli investimenti verdi

Insieme al nuovo programma di finanza pubblica, sul tavolo del consiglio dei ministri di venerdì sera arriverà l’extradeficit per energia e difesa.
Le trattative con la Commissione Ue sono ancora in corso, e i numeri non sono quindi scritti sulla pietra. Il Governo punta a un doppio obiettivo. Far spazio a tutti i 14 miliardi (lo 0,3% di Pil nel 2026 e nel 2027) per gli investimenti verdi, rinunciando dunque a una fetta per la difesa, e allargare il ventaglio degli interventi finanziabili per affiancare agli impegni su approvvigionamenti e autonomia strategica miure più evidenti agli occhi dei cittadini: in prima fila c’è il ritorno allo sconto del 65% per le ristrutturazioni edilizie che comportano un risparmio energetico agendo su infissi, pompe di calore, condizionatori, solare termico e cappotti (Sole 24 Ore del 13 settembre).

Nel negoziato fra Roma e Bruxelles prende forma insomma una strada intermedia fra lo stop totale alla clausola, ipotizzato subito dopo la conferma del deficit 2025 al 3,1%, e l’idea di chiedere comunque tutti i 36 miliardi, ventilata in qualche stanza di Palazzo Chigi. Una conferma indiretta sul dossier dell’extradeficit è arrivata da Giancarlo Giorgetti. «C’è una risoluzione in commissione Bilancio, se la votano…», ha risposto il ministro dell’Economia, a Praga con la premier Giorgia Meloni, a chi gli ha chiesto lumi sull’intenzione di utilizzare la clausola Ue. Ma quel voto è certo, perché il documento, anticipato dal Sole 24 Ore di sabato, è firmato da tutti i gruppi di Camera e Senato. Sarà approvato domani, e impegna il Governo a presentare il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione sullo scostamento. Nel testo definitivo questo secondo ingrediente è indicato come eventuale, ma la strada è segnata. In ogni caso lo scostamento, da calibrare con Bruxelles perché per la nuova governance fiscale deve passare al Consiglio Europeo, sarà confinato alla clausola, e si terrà lontano dall’agire a tutto campo come chiesto nei giorni scorsi dal vicepremier Matteo Salvini.

Del resto il nodo è [...]

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