Marano: «Le Big Tech restituiscano agli editori la ricchezza che prelevano»

Chieste risorse per l’editoria, consenso preventivo per AI e interventi delle Authority

Le big tech incassano e basta. Gli editori pagano il conto. E, alla fine, pagano i cittadini, chiamati a sostenere un’informazione che perde risorse mentre i colossi digitali concentrano pubblicità, dati e attenzione. È da qui che Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, parte in questo colloquio con Il Sole 24 Ore per lanciare un allarme che ritiene troppo poco considerato, insieme con un travaso che va fermato: «Non chiediamo un sussidio: chiediamo che chi preleva valore lo restituisca, e che chi governa arrivi in tempo».

Il j’accuse di Marano punta dritto alle grandi piattaforme globali e operatori AI e va oltre la contesa sui ricavi: «Stiamo assistendo alla transizione del potere dai governi nazionali alle big tech. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnica». È una concentrazione senza precedenti, sostiene: pochi soggetti possiedono tecnologia, dati, capacità di calcolo e accesso al pubblico. Il presidente di Confindustria Radio Tv la chiama «suprematismo tecnologico. Non si controlla un mercato, si controllano gli strumenti con cui il mercato funziona e opera».

Il motore di quel potere è un circuito spietato: i contenuti vengono prodotti da altri; le piattaforme li raccolgono, li distribuiscono o li rielaborano; la relazione con il pubblico e una quota crescente del valore economico restano nelle loro mani. «Ma dietro ogni contenuto ci sono giornalisti, autori, produttori, registi, attori, tecnici. Se le big tech usano i contenuti senza pagarli, l’impatto è su tutti a cascata e sul sistema industriale del Paese». Tanto più che le evidenze numeriche segnalano un cambiamento evolutivo che ormai è il punto di partenza. Nei cinque maggiori mercati europei Internet concentra ormai circa tre quarti degli investimenti pubblicitari complessivi. Solo concentrandosi sul mondo radiotelevisivo nel 2025 il mercato valeva circa 7,5 miliardi di euro, contro quasi 9,7 nel 2011 (fonte Agcom): una riduzione prossima a un quarto nell’arco di quindici anni.

L’intelligenza artificiale può, a questo punto, accelerare lo svuotamento. Prima la piattaforma portava il lettore verso una testata; ora può offrirgli direttamente la risposta. È lo “zero click”. «Con l’intelligenza artificiale generativa si passa dall’intermediazione alla sostituzione», avverte Marano. Per questo chiede che l’uso dei contenuti sia autorizzato prima: «Non deve essere l’editore a scoprire lo sfruttamento e opporsi dopo: deve essere chi sviluppa l’IA a dimostrare di avere il diritto di usare quei contenuti». Il consenso preventivo e l’inversione dell’onere della prova sono la proposta avanzata con Confindustria Cultura Italia e Fieg.

Sul fronte economico l’appello non lascia spazio agli equivoci. Una parte del valore raccolto dalle big tech nel mercato italiano deve tornare a stampa, radio, tv ed editoria libraria. «Oggi il sostegno all’editoria lo pagano gli italiani, con il canone e con i contributi pubblici. Deve pagare chi preleva valore, chi si appropria di ciò che altri hanno prodotto e valorizzato negli anni».

Sulla scena è nel frattempo arrivato, con la delibera Agcom 3/23/CONS, il cosiddetto “equo compenso” per le pubblicazioni giornalistiche, con l’Autorità a dire l’ultima parola sul quantum se le parti (editori richiedenti e big Tech) non trovano l’accordo. Tutto questo, però, per Marano non chiude il conto: «L’equo compenso è semplicemente la mancia senza pagare il pranzo».

Quella che resta sul tavolo, sottolinea il presidente di Confindustria Radio Tv, è in realtà una corsa contro il tempo. «Non abbiamo anni davanti a noi per frenare questa deriva. Abbiamo mesi. Le leggi arrivano quando il danno può essere già fatto». Ecco perché Marano chiede alla politica di fissare i principi e affidare ad Agcom, Antitrust e alle altre autorità competenti poteri e risorse per intervenire alla velocità delle piattaforme. «Non si tratta solo di rincorrere un risarcimento, ma di avere una politica attiva pro-futuro».

Il 21 ottobre, con “Articolo 21: il Diritto di Sapere”, Marano porterà allo stesso tavolo radiotelevisione, stampa e libri. L’allarme comune riguarda il pluralismo. Per il presidente di Confindustria Radio TV, la ridefinizione della sovranità nell’era digitale impone di superare la mera dimensione territoriale. «Oggi – dice – la difesa dei confini e della democrazia passa strutturalmente per la tutela della cultura, dell’identità e dei valori costituzionali conquistati a caro prezzo. Queste fondamenta sono direttamente minacciate dall’avanzata incontrollata dei soggetti che monopolizzano i social network e l’intelligenza artificiale. Senza un intervento politico e normativo capace di arginare queste logiche estrattive assisteremo allo svuotamento progressivo e irreversibile delle garanzie democratiche e del pluralismo informativo».

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