
Uno studio dell’Università di Copenaghen fa discutere gli scienziati. Intanto parte la sonda nipponica MMX
Marte di nuovo sotto i riflettori: da gemello della Terra, il pianeta rosso potrebbe essere retrocesso, forse, a lontano parente. Nello stesso tempo la sonda giapponese MMX, un concentrato di tecnologia di ultima generazione, è partita alla volta di Marte, ma non andrà sul pianeta, raggiungerà invece una delle sue due piccole lune: Phobos. Se tutto andrà per il meglio, nel 2031 ci riporterà qui sulla Terra dieci grammi di materiale prelevato da Phobos.
La Terra e Marte sono considerati da tempo pianeti «fratelli», anche se Marte è assi più piccolo e inabitabile al momento. Molto più simile come dimensioni sarebbe Venere, che è però inaccessibile nella pratica, a causa delle nubi pesantissime che creano un effetto serra, che porta la temperatura al suolo fino a 400 gradi.
Il nostro pianeta e Marte, comunque, sono nati circa 4,5 miliardi di anni fa, pensiamo praticamente assieme, dagli ingredienti che circondavano il Sole che si era appena formato: sassi, piccoli asteroidi, polvere e gas. Eppure, noi oggi viviamo in un mondo pieno di oceani e mari e brulicante di vita, mentre l’altro è un deserto desolato, con un’atmosfera praticamente inesistente che non frena le radiazioni pericolose per la vita e le particelle elementari che arrivano dal cosmo.
Ora si pensa che la differenza potrebbe anche essere il risultato di una origine che, nel caso dei due pianeti, non è stata affatto simile, come si pensava fino a pochi giorni fa, ma potrebbe essere stata molto diversa. Intendiamoci, è uno studio nuovo apparso pochi giorni fa sulla quotata rivista «Nature Astronomy», ma è stato accolto dalla comunità scientifica con interesse e promette sviluppi.
I due pianeti si sono formati mettendo insieme grandi massi, tipo asteroidi, e piccoli corpi, quasi sassi e polvere, ma in una proporzione molto diversa. Come due torte che sono fatte con gli stessi ingredienti, ma usati in quantità completamente diverse nei due casi: una torta viene bella e umida e l’altra viene brutta e arida.
Un gruppo di fisici dell’Università di Copenaghen ha messo insieme la chimica dei due corpi, modelli di formazione ed evoluzione e usato molto tempo di computer per ricostruire la formazione dei due pianeti.
Il risultato è stato piuttosto chiaro: il 73% della massa di Marte è dovuta alle collisioni fra oggetti simili e grandi come gli asteroidi. Per la Terra, invece, circa il 75% deriverebbe da piccoli sassi e polvere, aggregatisi fino a formare due protopianeti, poi scontratisi fra loro. Una bella differenza.
A suggerire questa diversa ricetta sono soprattutto le quantità di sodio, potassio, litio e zinco rilevate; sono elementi moderatamente volatili, meno abbondanti sulla Terra e su Marte rispetto alle meteoriti che conservano tracce del materiale primordiale del Sistema solare. I due processi conservano questi elementi in modo diverso: gli urti violenti generano calore e possono quindi volatilizzarli e disperderli nello spazio; una crescita più graduale, alimentata da ciottoli, favorirebbe invece la loro conservazione.
L’ipotesi avanzata dagli studiosi danesi riguarda anche l’origine dell’acqua terrestre, problema non ancora ben chiarito pare. Se una parte dei sassi più piccoli ciottoli fosse arrivata dalle regioni esterne del Sistema solare, che è ricca di ghiaccio, avrebbe potuto contribuire all’abbondante acqua che c’è nel nostro pianeta.
Qui però Giove mette i bastoni fra le ruote. La sua enorme gravità, che agisce sulla massa dei corpi più piccoli del sistema solare come una calamita, potrebbe aver sottratto materiale alla regione in cui cresceva Marte, che sarebbe quindi più piccolo, ma soprattutto meno massiccio: appena un decimo della Terra; al tempo stesso potrebbe aver [...]
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