Medici e infermieri: ancora pochi per Case di comunità e liste d’attesa, non brillano gli stipendi

Nel 2024 il ruolo sanitario è aumentato di 6.750 unità rispetto al 2023 ma il personale medico scende al Sud (-434) e gli infermieri nel Centro-Nord (-565)

Liste di attesa, ospedali di comunità, assistenza domiciliare: il nodo maggiore da risolvere perché possano funzionare è la carenza di personale che impedisce a qualsiasi riforma di essere davvero operativa.

Il ministro Schillaci individua la carenza di personale sanitario come uno dei problemi più critici del Ssn, e punta il dito sugli oltre dieci anni di blocco del turnover e sulle politiche che hanno favorito l’impiego di medici gettonisti esterni invece di valorizzare il personale interno, Molti medici e infermieri abbandonano il pubblico anche per un carico burocratico eccessivo, percorsi di carriera lenti e una scarsa valorizzazione economica.

Le Regioni provano a correre ai ripari su alcuni aspetti. Ad esempio Il 30 giugno è scaduto l’ultimo giorno di servizio per i medici a gettone nei reparti d’emergenza sardi. Altre realtà, come la Lombardia, hanno bloccato i nuovi bandi orientandosi verso un albo unico regionale, mentre in Sicilia e altrove sono in corso sforzi di transizione.

In questo scenario, il Conto annuale 2024 della Ragioneria generale dello Stato appena pubblicato non dà davvero buone notizie.

Nel 2024 il personale dipendente del Ssn del ruolo sanitario è aumentato di 6.750 unità rispetto al 2023, ma non basta davvero.

La parte del leone la fanno medici e infermieri che da soli sono 382.921 unità di personale su 488.463 unità di personale sanitario dipendente del Ssn, il 78,4 per cento dei sanitari.

Di infermieri, ad esempio, ne mancano almeno 60-65mila al Ssn e nelle sole Case della Comunità la carenza raggiunge anche le 9mila unità, ma anche a fronte di quasi 12mila laureati l’anno, nel 2024 ce ne sono in tutto solo 3.615 in più rispetto al 2023.

I medici, poi, addirittura calano: nel 2024 se ne contano 781 in meno del 2023, a fronte di carenze che i sindacati indicano tra i dipendenti in circa 20mila unità.

Gettonisti, pensionati, fughe all’estero e meccanismi di assunzione ormai vecchi e lenti portano all’impoverimento della forza lavoro sanitaria con una situazione diversa da regione a regione e tra le varie aree geografiche.

Per i medici si fa prima a dire paradossalmente che sono aumentati solo in cinque regioni (Lazio, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Lombardia) e di circa 170 unità in tutto (senza le quali il calo complessivo sarebbe stato anche maggiore, sfiorando quota mille), e comunque il segno meno domina in tutte le aree geografiche con il calo peggiore (-434) al Sud.

Gli infermieri, invece, sono diminuiti in Umbria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Bolzano, Veneto, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta e, a livello di aree geografiche, il segno meno caratterizza il Nord-Est (-565).

Anche sul versante delle retribuzioni le indicazioni che emergono dal Conto Annuale 2024 per il personale del Ssn, sempre rispetto al 2023, non brillano, confermando il concetto di scarsa valorizzazione economica espresso dal ministro.

Tra il 2023 e il 2024 l’inflazione non è aumentata, anzi, si è ridotta nei due anni di circa il 4,7%, i nuovi contratti avrebbero dovuto portare a un incremento medio delle buste paga di circa il 3,8%, mentre al top ci sono i dirigenti delle professioni sanitarie con un +3,47%, i medici si fermano a +1,63% i ‘professionisti della salute’, di cui fanno parte infermieri, ostetriche, personale della prevenzione, della riabilitazione e così via, registrano solo il +0,68 per cento.

C’è anche chi va all’indietro: tra il personale sanitario i chimici perdono l’1,08% e il ‘personale di elevata qualificazione’ scende addirittura del -7,65 per cento.

Nelle voci registrate per il calcolo della retribuzione media non sono considerate alcune indennità, gli straordinari e quote legate ad esempio a istituti come l’intramoenia dei medici, ma i guadagni sono comunque limitati.

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