
Intanto il Paese ha presentato la propria candidatura per assumere la guida della NATO Mission Iraq nel 2027
Se da una parte l’Italia, dopo l’attacco degli Houthi yemeniti alla base saudita di Ta’if a seguito del quale è stato distrutto un caccia italiano, si muove nella direzione di una rimodulazione dei contingenti italiani che operano sotto l’ombrello della Task Force Arabia, dall’altra il Paese presenta la propria candidatura per assumere la guida della NATO Mission Iraq (NMI) nel 2027. L’annuncio è arrivato a Copenaghen, in occasione della Military Committee Conference, la riunione annuale che raccoglie i Capi di Stato Maggiore della Difesa dei 32 Paesi alleati. A rappresentare l’Italia Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa) .
Non si può escludere al momento che i militari si spostino all’interno dello stesso territorio saudita. La parte più consistente della presenza militare italiana sul fronte mediorientale (circa 1.400 uomini) si concentra nel nord dell’Iraq, in stretta collaborazione con le unità peshmerga dei curdi iracheni, e in Kuwait, per l’addestramento delle unità di contrasto al terrorismo e alla criminalità. L’Italia è impegnata anche negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, dove sono stati schierati anche contingenti dell’Esercito per la task force land Cerbero (sarebbero almeno un centinaio le unità impiegate).
In questa fase la priorità è la sicurezza dei militari italiani che operano nella Task Force Arabia, ma al centro delle riflessioni ci sono anche i mezzi di difesa italiani messi in campo: dai caccia Eurofighter (dopo il recente attacco tre quelli rimasti operativi) al velivolo radar Gulfstream Caew, probabilmente il più costoso della flotta aerea.
L’obiettivo è aumentare il livello di sicurezza. Il riserbo su questo aspetto è massimo, ma alcuni mezzi sarebbero stati già spostati negli Emirati o nella base di Riad. Nella base King Fahd sarebbe presente anche il sistema missilistico di difesa terra-aria Samp-T di nuova generazione assieme al radar Kronos Grand Mobile High Power, così come in altri territori del Golfo sarebbe dislocato il sistema d’arma Skynex.
La strategia è stata discussa in occasione della riunione che si è tenuta lunedì 21 settembre a Palazzo Chigi fra il ministro Crosetto e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Sicurezza della Repubblica Alfredo Mantovano, con il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano, il sottocapo di stato maggiore della Marina Fabio Gregori e i vertici dell’Intelligence.
La linea è quella di assicurare la continuità delle attività operative nel rispetto degli impegni internazionali assunti con la partecipazione ad Inherent Resolve, nome in codice ufficiale assegnato dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti alla campagna militare contro lo Stato Islamico in Iraq e in Siria.
Per quanto riguarda l’Iraq, l’intera regione mediorientale è una priorità per l’Alleanza atlantica. In quest’ottica, l’Italia si è candidata alla guida della Nato Mission Iraq nel 2027, rinnovando un impegno assunto, da tempo, nell’area. La Missione Nato in Iraq è una missione – non combattente – di assistenza e addestramento che mira a sostenere l’Iraq nel rafforzamento delle sue istituzioni e forze di sicurezza, in modo che esse stesse siano in grado stabilizzare il loro paese, combattere il terrorismo e impedire il ritorno di Daesh. Avviata durante il Nato Summit del 2016 su richiesta di Baghdad per fornire supporto alla coalizione globale contro Daesh, nel 2018 si è esteso lo spettro delle attività offerte al paese ospitante, con un aumento di quelle volte all’assistenza e all’addestramento. Su richiesta del governo iracheno, la missione è stata ampliata nel febbraio 2021. La missione viene sviluppata in stretto coordinamento con l’operazione Nato Inerent Resolve, l’Onu, l’Ue e le altre agenzie che operano nel Paese. Le attività si svolgono principalmente a Baghdad e in varie strutture di addestramento situate nell’area circostante.
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