Meloni apre la corsa per il bis: «La stabilità è la prima grande riforma. Non ho mollato e non mollerò mai»

La premier rivendica i risultati del Governo più longevo e traccia il programma dell’ultimo miglio

«Un Governo più stabile non è più forza un Governo più capace, è semplicemente un Governo che ha avuto più tempo degli altri per essere giudicato. Il giudizio arriva da voi e dai milioni di elettori che ci chiedono di non mollare, con un consenso più alto di quello che avevamo». Sulle note di Rino Gaetano “Il cielo è sempre più blu” Giorgia Meloni sale sul palco di Bari, allestito al porto nel nuovo terminal crociere, accolta dagli applausi scroscianti del suo “popolo” che la ha attesa sotto il sole cocente. Quasi un’ora di discorso davanti al mare al tramonto, tra tricolori e bandiere di Fdi, che parte dalla rivendicazione dei risultati più importanti del suo Esecutivo – il primo guidato da una donna – e arriva al programma dell’ultimo miglio. Con una promessa: «Non ho mollato e non mollerò mai».

Il concetto chiave è chiaro, una risposta a chi accusa la premier di aver portato a casa zero riforme: «La stabilità è la prima grande riforma regalata alla nazione». L’affondo alla sinistra arriva subito. «Questo giorno dimostra che le uniche coalizioni che possono dare risposte sono quelle che si costruiscono non contro qualcosa, ma per costruire delle idee». Perché la stabilità «è uno scudo: abbiamo protetto i risparmi degli italiani, quando tanti speravano nella tempesta finanziaria per mandare a casa questo Governo, abbiamo ridotto il deficit e abbiamo rimesso l’Italia sulla strada dell’uscita dalla procedura di infrazione».

Subito anche il riferimento alla necessità della nuova legge elettorale: la stabilità è la ragione per cui «proponiamo che alle prossime elezioni i cittadini possano scegliere il programma, la coalizione e il candidato premier. Significa niente ribaltoni e niente compromessi sulla pelle degli italiani».

 «Stabilità condizione per mantenere gli impegni»

Il record di longevità del Governo – 1.413 giorni, uno in più del Berlusconi 2 – «è un dato che accolgo con gratitudine e responsabilità», aveva scritto al mattino sui social. «Perché la stabilità non è un record da esibire, ma la condizione che consente a una nazione di programmare, di decidere, mantenere gli impegni e farsi rispettare».

Concetto che ribadisce nel rispondere ai tanti messaggi di congratulazioni piovuti dai leader internazionali, dalla giapponese Sanae Takaichi all’indiano Narendra Modi, dall’emiratino Mohamed bin Zayed al belga Bart de Wever, fino al segretario della Nato, Mark Rutte, al quale consegna la consapevolezza «che la nostra stabilità e la nostra credibilità sono un patrimonio importante», non solo per l’Italia «ma per tutti i nostri partner e i [...]

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