Meloni: nel 2026 crescita all’1%. Sull’Europa non sono d’accordo con Draghi

La premier: l’ascesa dell’Afd? non servono cordoni sanitari, ma affrontare questioni

Crescita, Europa, Ucraina, il costo dell’energia, l’ascesa dell’ultradestra: in un colloquio con il direttore del Foglio la premier Giorgia Meloni ha passato in rassegna una grande varietà di temi.

A proposito di crescita economica, la presidente del Consiglio ha detto che «seppur in un contesto molto difficile e incerto, l’economia italiana regge bene e i dati dei primi sei mesi dell’anno potrebbero portare ad una crescita 2026 dell’1%, in linea se non superiore a quella dell’area euro». Ad aprile il governo aveva previsto per l’anno in corso una crescita dello 0,6% ma il mese scorso l’Upb ha diffuso una stima più ottimistica, pari allo 0,9%.

Quanto all’Europa, Meloni ha sottolineato che «il meccanismo di funzionamento dell’Unione europea si è dimostrato inadeguato ad affrontare le grandi sfide della nostra epoca. Sono felice che ora siamo tutti d’accordo sul fatto che serva un cambio di passo, perché quando lo dicevamo noi venivamo tacciati di antieuropeismo. Non credo però che la soluzione sia cercare ancora più integrazione europea o il superamento dell’unanimità o l’Europa federale che supera gli stati nazionali, e quindi non sono d’accordo con Mario Draghi. Insieme alla famiglia dei conservatori europei, ho sempre ritenuto che serva l’esatto opposto, ovvero un modello di Europa confederale, nel quale gli stati membri mantengano ampia sovranità in modo più efficace sulle materie di rilevanza strategica.

Nell’intervista Meloni spiega perché non è disposta ad allearsi con chi vota contro la difesa dell’Ucraina. «Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati».

C’è poi il tema dei costi dell’energia? «La forte dipendenza dall’estero è un fattore strutturale sul quale siamo intervenuti e stiamo intervenendo su più fronti: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, anche attraverso l’accelerazione sulle rinnovabili, alla riapertura al nucleare, in particolare il nucleare di nuova generazione, che riteniamo possa essere la vera soluzione per la nostra sicurezza energetica, fino agli ultimi provvedimenti per consentire di accelerare le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per rendere la Nazione più autonoma e abbassare i costi. Detto ciò, mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia, pur avendo dedicato, soprattutto a inizio legislatura, buona parte delle risorse a disposizione per affrontare il problema. Continueremo a farlo anche in questa fase».

Alla premier viene poi chiesto se è preoccupata dall’affermazione dell’AfD in Sassonia-Anhalt. «Da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei “cordoni sanitari”, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona. Funziona, invece, ascoltare quelle istanze e rispondere. È quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all’immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre nazioni».

«Mi pare di capire che ci siano i margini per approvare insieme l’estensione dello strumento della Zes unica del Mezzogiorno, a partire dalla parte semplificativa, a tutto il territorio nazionale. Ho sentito dire a Elly Schlein che l’estensione ora è una proposta del campo largo, e lo considero un enorme passo avanti, atteso che quando abbiamo dato vita alla Zes unica la definivano ‘un fallimento annunciato’. Che dire, hanno preso atto di essersi sbagliati e quindi verranno sulla nostra proposta di estensione. Ne sono lieta. Certo, se l’unica proposta comune che hanno nel campo largo è un provvedimento fatto da noi, direi che sul programma sono un po’ indietro».

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