
Il giorno seguente alla doppia sconfitta a Berlino e in Meclemburgo, il cancelliere si difende: «Il Paese e il partito devono restare ancorati alla Ue e all’Occidente. Ci siamo lasciati il nazionalismo alle spalle». Nella capitale, Linke pronta a dialogare con Spd e Verdi. Coalizione rosso-rosso-verde anche nel Land sul Baltico
Il giorno dopo il voto che ha visto la Cdu sconfitta a Berlino e clamorosamente esclusa dal Parlamento del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il cancelliere Friedrich Merz ribadisce la linea tracciata a caldo, domenica sera. In conferenza stampa, ha riconosciuto la sconfitta, ma ha ribadito l’intenzione di restare al proprio posto, alla guida dei conservatori e del Governo. Nonostante le critiche che piovono dal proprio partito. «La coalizione di Governo resterà per garantire il futuro democratico della Germania», ha detto, ringraziando «la Spd per avere deciso di restare nella mia coalizione». E ha provato a cancellare ombre fin troppo evidenti sul suo ruolo nella Cdu: «Non c’è alcun dibattito, il voto va oltre la mia persona».
Mai i cristianodemocratici avevano neppure rischiato di restare fuori da un Parlamento regionale. «È una profonda cesura, un avvenimento drammatico, che avrà un impatto duraturo, ha detto Merz. L’esclusione in Meclemburgo, dove la Cdu si è fermata al 4,9%, e a una manciata di voti dalla soglia di sbarramento, è un secondo trauma, dopo il disastro in Sassonia-Anhalt. E diventa così più amara del secondo posto a Berlino, a vantaggio della Linke.
«Il voto – ha sostenuto Merz – va oltre la mia persona, viviamo un cambiamento profondo del sistema dei partiti in Germania». I consensi per il cancelliere sono però al minimo storico, sotto il 15%. E nei sondaggi nazionali, i conservatori sono fermi al 20%, lontani da Alternative für Deutschland, che veleggia al 29%, vince le elezioni in Meclemburgo con il 38%, avanza al 16% a Berlino e chiede nuove elezioni federali.
Proprio in polemica con le politiche sovraniste, anti-Ue e filo-russe di Afd, Merz ha sottolineato che la Germania e la Cdu «devono restare saldamente ancorati all’Unione europea, per resistere alle tempeste del nostro tempo. Da otto decenni siamo un Paese saldamente inserito in un’alleanza occidentale». Con Konrad Adenauer, ha aggiunto «ci siamo lasciati alle spalle il nazionalismo. Sarà un compito storico per l’attuale coalizione di Governo, ma soprattutto per il partito che guido, fare in modo che le cose rimangano così».
Se la Cdu piange, la donna del giorno, Elif Eralp, che ha guidato la Linke al successo storico a Berlino, ride ed è già al lavoro per convincere Spd e Verdi a formare una coalizione rosso-rosso-verde. «Considero questo risultato anche un trionfo di solidarietà, di diversità, di democrazia contro la deriva a destra, che stiamo vivendo in molte parti del Paese. I cittadini mi hanno dato un mandato chiaro per governare, per sostituire la Cdu e creare una Berlino che si prenda cura di tutti»», ha detto lunedì 21.
La priorità del nuovo Governo dovrà essere la crisi degli affitti. La Linke ha costruito la vittoria su questo punto e ha un programma radicale, che prevede l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari. Una proposta che non convince i possibili alleati e che peserebbe per decine di miliardi sulle finanze della capitale: Berlino ha già il secondo debito pubblico più alto tra i Länder (oltre 67 miliardi).
In Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la governatrice uscente, Manuela Schwesig della Spd, ha fatto sapere che aprirà negoziati di coalizione con Verdi e Linke. Anche qui, un patto rosso-rosso-verde, l’unico possibile, vista l’esclusione della Cdu dal Parlamento del Land.
I tre partiti possono contare su 39 seggi, rispetto ai 36 necessari per la maggioranza. Schwesig ha finora guidato un Governo sostenuto da Spd e Linke. Afd resterà così all’opposizione, malgrado sia stata la forza più votata domenica, con il 38,2% e 32 seggi.
Alternative für Deutschland «non ha raggiunto il suo obiettivo. Voleva la maggioranza assoluta, voleva governare da sola. Questo non sarà possibile», ha dichiarato Schwesig.
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