Merz: «La remigrazione di Afd è pulizia etnica». Tensioni con Trump, che esulta per l’estrema destra

Dopo il tracollo in Sassonia-Anhalt, il cancelliere attacca Alternative für Deutschland. Apertura alla Spd sull’impopolare riforma delle pensioni. Cancellata una telefonata con il presidente Usa, che esulta per i risultati elettorali. A Magdeburgo, l’Alleanza Sahra Wagenknecht accetta colloqui con Siegmund

BERLINO – Prima l’attacco, durissimo, ad Alternative für Deutschland, poi il passo verso i partner di coalizione della Spd sulla riforma delle pensioni, infine lo schiaffo a Donald Trump. Messo alle corde dalla sconfitta in Sassonia-Anhalt e dalla contestazione nel suo stesso partito, il cancelliere Friedrich Merz mostra l’asprezza lo contraddistingue e spesso lo penalizza.

In una seduta parlamentare caotica, interrotta da scontri verbali, mercoledì 9 settembre Merz ha sferzato il partito di Alice Weidel, che da giorni ne chiede le dimissioni e lo ridicolizza. Alla forza politica che vuole cacciare gli immigrati dalla Germania, Merz ha affermato che «il termine remigrazione non è altro che un sinonimo di pulizia etnica basata sull’origine e sul colore della pelle». Ha così rimarcato un solco che nella sua testa è ora invalicabile e che impedisce qualsiasi collaborazione con chi sta dissanguando la Cdu, in termini di consensi. Un monito ai cristianodemocratici eletti nel Parlamento della Sassonia-Anhalt, quelli che lo Spitzenkandidat di Afd, Ulrich Siegmund, sta cercando di convincere, a caccia dei tre voti mancanti a diventare governatore.

Ci si potrebbe chiedere: se davvero Merz ritiene che Afd persegua piani di pulizia etnica (il partito ha smentito stizzito), perché non appoggiare la proposta di messa al bando. Durante la scorsa legislatura, proprio un cristianodemocratico, Marco Wanderwitz, aveva presentato una mozione al Bundestag per attivare il procedimento, insieme alla socialdemocrarica Carmen Wegge. Il dibattito si è riacceso nelle ultime settimane, ma ormai Afd è la prima forza nel Paese, a un soffio dal 30% dei consensi.

Qualche ora dopo, il Governo tedesco ha cancellato la telefonata in programma tra Merz e Trump per l’anniversario dell’attacco alle Torri gemelle. Il cancelliere non ha digerito l’esultanza, reiterata, del presidente Usa per la vittoria di Afd. Che la Casa Bianca parteggi per i sovranisti in tutta Europa, non è certo una novità. Come non lo sono i legami tra Alternative für Deutschland e il movimento Maga.

E si può cogliere del veleno, nel messaggio comunque inviato a Trump e letto dal portavoce del Governo, Stefan Kornelius, in conferenza stampa. «Venticinque anni fa, gli Stati Uniti poterono contare sulla piena solidarietà della Germania e dell’Europa. Anche oggi la Germania è pronta, insieme agli Stati Uniti, a difendere i valori che ci caratterizzano e ci uniscono». Come dire: ci si potrebbe aspettare solidarietà, anziché il tifo per un partito che punta a «destabilizzare» il Paese, come ha ribadito il cancelliere.

Dopo aver ripostato il grafico con i risultati elettorali in Sassonia-Anhalt subito dopo il voto, martedì sera, Trump, che di remigrazione s’intende, ha esclamato sul suo social media: «Wow! Il partito populista in Germania ha appena vissuto una serata davvero straordinaria. Si sono finalmente stancati delle norme e dei regolamenti sull’immigrazione assolutamente orribili che hanno danneggiato così gravemente la Germania».

Attacchi, pesanti, ad Afd sono arrivati anche dal ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, della Spd, che resta il politico più popolare in Germania. «Sono pronti a consegnarci domani nelle mani di Putin», ha detto.

Al Bundestag era in discussione il bilancio 2027. Il dibattito è stato aperto dalla co-leader di Afd, Weidel, che ha dato fuoco alle polveri: «La coalizione nero-rossa è finita!». Weidel ha definito un «pasticcio» la manovra finanziaria presentata dalla maggioranza, che non riesce a «liberarsi dalle catene dell’ideologia di sinistra, dell’immigrazione di massa di sinistra e della redistribuzione socialista. State spingendo la Germania verso il fallimento», ha dichiarato, tornando a criticare l’aumento del debito pubblico per finanziare la difesa, ma anche le infrastrutture e sollevare l’economia dalla stagnazione.

Alle parole di Weidel, fanno eco quelle di Sahra Wagenknecht, che continua a lanciare ami per un patto rosso-bruno in Sassonia-Anhalt. Il suo partito, la Bsw ha accettato l’invito al dialogo di Afd a Magdeburgo. Tutti gli altri, Cdu compresa, hanno rifiutato. Alla Bild, Wagenknecht, ha proclamato che quello di Merz al Bundestag è stato «un discorso d’addio».

Merz ha anche lanciato un messaggio conciliante ai socialdemocratici, con i quali i rapporti sono sempre più tesi. Il cancelliere ha aperto a correzioni sulla contestata e impopolare stretta sulle pensioni. All’indomani delle elezioni in Sassonia-Anhalt, la ministra del Lavoro della Spd, Bärbel Bas, aveva rivelato il nervosismo del proprio partito: quello di domenica, ha detto, «è stato un voto anche contro il Governo federale. Le riforme sono necessarie, ma non dobbiamo attuarle a scapito dei cittadini».

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