Merz sotto accusa nella Cdu e l’asse rosso-bruno avanza in Sassonia-Anhalt

A Magdeburgo, l’Alleanza Sahra Wagenknecht offre i seggi a Alternative für Deutschland per il presidente del Parlamento regionale. Sarebbe una prima volta per l’estrema destra, possibile preludio a un patto per il Governo del Land. Leader della Cdu in Meclemburgo esce allo scoperto contro Merz: «Non è adatto a unire il Paese»

MAGDEBURGO – Non è ancora la saldatura dell’asse rosso-bruno per consegnare la Sassonia-Anhalt al candidato di Alternative für Deutschland, ma ci manca poco. Dopo le aperture arrivate già prima del voto di domenica, che ha consegnato ad Afd il 44%, martedì 8 settembre, l’Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw) ha annunciato che, per cominciare, ne appoggerà il pretendente alla presidenza del Parlamento regionale. A Berlino, il cancelliere Friedrich Merz, è sempre più sotto pressione, bersaglio delle critiche ormai aperte che piovono dal suo stesso partito.

A Magdeburgo, il segretario parlamentare della Bsw, John Lucas Dittrich, appena eletto ha annunciato: «Afd riceverà i nostri voti per la presidenza del Parlamento regionale». Sarebbe la prima volta per una formazione di estrema destra in Germania. Preludio all’incoronazione di Ulrich Siegmund a governatore, una svolta storica sempre più probabile.

Anche in Turingia, Afd è il gruppo parlamentare più forte e anche lì, dopo le elezioni del 2024, ha tentato di conquistare la presidenza del Landtag, ma è stata respinta. In Turingia, Bsw era entrata in una coalizione di Governo con Cdu ed Spd, ma le recenti aperture ad Afd hanno disintegrato il partito. Una decina di deputati e ministri se ne sono andati, seguendo la ministra delle Finanze, Katja Wolf, che resta nell’Esecutivo. Il governatore della Cdu, Mario Voigt, si ritrova però in minoranza.

In Sassonia-Anhalt, la Bsw ha cinque seggi. Alternative für Deutschland ne ha 39 e gliene mancano solo tre per la maggioranza assoluta. Siegmund ha finora ha schivato le avances. I punti di contatto sono molti: dalla linea filo-putiniana alla stretta sull’immigrazione (anche se Bsw non si spinge fino alla remigrazione). Siegmund però non si fida e preferisce di gran lunga strappare eletti ai cristiano-democratici, con i quali ci sarebbe un’affinità più naturale e assestando un nuovo, duro colpo a Merz.

La fondatrice della Bsw, Sahra Wagenknecht, ex della Linke, ha quindi deciso di rilanciare, gettando un amo goloso: «Per noi è indiscutibile che Afd abbia diritto alla presidenza del Parlamento regionale». L’assemblea si riunirà entro il 6 ottobre e come prima cosa dovrà darsi un presidente.

La stessa Wagenknecht, per ora, esclude coalizioni con Alternative für Deutschland per il Governo del Land e insiste su un candidato «apartitico». Si dice però aperta a «fare politica insieme a chiunque sia disposto ad attuare i cambiamenti che servono». Con la sola desistenza, potrebbe aprire la strada a Siegmund. Il governatore uscente della Cdu, Sven Schulze, è sicuro che presto Afd e Bsw «diranno la verità, ovvero che hanno già raggiunto un accordo da tempo».

Da tempo Wagenknecht ha rotto con la politica del muro di contenimento, il rifiuto di collaborare con l’estrema destra che ha finora tenuto Afd fuori dalle stanze dei bottoni. La dirigenza federale della Cdu continua ad assicurare che non verrà meno all’impegno, ma in Sassonia-Anhalt, la Brandmauer trema.

E la crisi nella Cdu si acuisce. La pressione su Merz non fa che salire, da mesi si ipotizza una sua sostituzione alla guida del partito e del Governo. Lunedì ha escluso le dimissioni, ma martedì gli è arrivata un’altra sassata, stavolta dal Meclemburgo-Pomerania Anteriore, altro Land della ex Germania Est, dove si vota il 20 settembre (come a Berlino) e dove i cristianodemocratici sono sotto il 10% nei sondaggi, lontanissimi da Afd (35%), ma anche dalla Spd (32%).

Temendo un altro disastro, il vicepresidente del partito nel Land, Tino Schomann, è uscito allo scoperto: Merz ha la «responsabilità principale» della sconfitta elettorale, alimenta le paure, non mantiene le promesse. «Abbiamo bisogno di una personalità che trasmetta empatia, credibilità e affidabilità. Merz ha dimostrato di non essere in grado. Non è adatto a unire il Paese». Schomann l’ha detto, in tanti lo pensano.

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