
Per l’osservatorio di Federmeccanica i volumi sono cresciuti in media dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% nel confronto con lo stesso periodo del 2025; è in corso un rallentamento, dal segno positivo di aprile, a maggio e giugno si è registrata una frenata. Quasi un quarto delle imprese ha attivato procedure per crisi e ristrutturazione aziendale
Per la produzione metalmeccanica il debole segnale di luce del primo trimestre 2026 si è affievolito nel secondo trimestre, i volumi sono cresciuti in media dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% nel confronto con lo stesso periodo del 2025; è in corso un rallentamento, dal segno positivo di aprile, a maggio e giugno si è registrata una frenata. L’incertezza nelle tensioni geopolitiche impatta sulle previsioni delle imprese per i prossimi mesi che indicano un calo dell’attività produttiva e un ridimensionamento dell’occupazione: il 23% ha attivato procedure per crisi e ristrutturazione aziendale, e la cassa integrazione straordinaria ha superato il ricorso alla cassa ordinaria, segno di difficoltà ormai “strutturali”.
L’osservatorio congiunturale di Federmeccanica presentato ieri a Roma evidenzia come la produzione industriale rimanga fragile e i segnali di ripresa risultino ancora discontinui: nell’industria la produzione è aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0,4%) che tendenziali (+0,5%). Nel presentare i dati, il dg Stefano Franchi ha invitato alla cautela: «Molte imprese della metalmeccanica hanno aumentato la produzione, riducendo però i margini, non hanno trasferito i maggiori costi sui prezzi di vendita. Sul secondo trimestre impatta solo marginalmente la guerra in Iran (è iniziata a fine febbraio, ndr), anche grazie al ricorso alle scorte, ma gli effetti si iniziano a vedere da giugno». La tenuta del settore è stata sostenuta dalle fabbricazioni di Autoveicoli e rimorchi (+3,2% congiunturale e +13,4% tendenziale) e di Altri mezzi di trasporto (rispettivamente +2,1% e +4,9%). In affanno la produzione di Macchinari, Elettronica ed Apparecchiature elettriche.
Le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate in media dell’8,3% nel primo semestre rispetto al 2025, trainate dai mercati extracomunitari (+9,9%) – spicca il +4,2% degli Usa, e il segno meno nell’export verso l’Asia – rispetto a quelli dell’Unione Europea (+6,9%). Ma le importazioni sono cresciute di più (+11,9%) e il saldo dell’interscambio si attesta a circa 23 miliardi di euro.
Le ore di Cig autorizzate dall’Inps sono in calo del 22,1% nel semestre, ma le richieste di Cigs hanno superato quelle di Cigo, rispettivamente 73,1 milioni e 50,7 milioni, soprattutto per l’aumento di ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%).
L’indagine condotta presso un campione d’imprese associate, evidenzia un peggioramento nelle attese: scende al 26% (dal 32% della scorsa rilevazione) la quota di aziende che dichiara un aumento del portafoglio ordini, l’11% valuta “cattiva o pessima” la situazione di liquidità, il 20% (era il 24%) prospetta incrementi di produzione a fronte di un 27% (era il 21%) che prevede contrazioni. Quanto agli occupati, il 13% delle imprese prevede aumenti, a fronte del 14% che si attende tagli. «La nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese -sintetizza la vicepresidente Alessia Miotto-, siamo in presenza della crisi dell’Elettrodomestico, dell’Automotive e della Metallurgia. Dalle tensioni geopolitiche ci attendiamo effetti negativi sul lungo periodo». Per il direttore del centro studi, Massimo Longhi «da luglio è cambiato il quadro con il forte rialzo dei prezzi energetici che si farà sentire nel terzo trimestre».
Tra le strategie industriali messe in campo negli ultimi 12-18 mesi, oltre un terzo delle imprese ha avviato nuove produzioni in filiere come Automotive (12%), Difesa e Sicurezza (9%), Cantieristica e Aerospazio (entrambe 7%). Tra gli ostacoli, il primo è la difficoltà di reperire personale con competenze specialistiche (26% delle risposte). Il vicepresidente di Federmeccanica, Luciano Sale (direttore risorse umane di Fincantieri) ha spiegato che «per far fronte al mismatch abbiamo avviato “Maestri del Mare”, un programma di formazione retribuito, per l’inserimento di giovani», il comparto si conferma un «motore di sostenibilità sociale ed occupazionale, con oltre 180mila addetti, ogni risorsa nei cantieri navali genera occupazione per altre 4 o 5 persone nell’indotto delle Pmi».
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