Migranti, perché la Germania ha riaperto il caso dublinanti con l’Italia

Il nuovo Patto Ue per la Migrazione e l’Asilo in vigore dal 12 giugno confermano che la domanda per l’asilo resta a carico del Paese di primo ingresso

La crisi di Ceuta sembra aver riaperto il vaso di Pandora sul dossier dell’immigrazione che per qualche tempo in Europa era rimasto sottotraccia. E per l’Italia la partita si complica nettamente. Perché dopo la crisi diplomatica con la Spagna, si è aperto il fronte con la Germania.
Al centro delle frizioni Giorgia Meloni e Friedrich Merz c’è la questione dei cosiddetti “dublinanti”, ossia i richiedenti asilo che sono sbarcati sulle coste del nostro Paese e, anziché fermarsi nella Penisola, hanno varcato le Alpi e sono andati in Germania. Per anni la questione dei movimenti secondari (cioè il passaggio in Germania di migranti sbarcati in Italia, detti “dublinanti” dal regolamento di Dublino del 2003) è stata al centro delle preoccupazioni dei politici del centrodestra tedesco, oggi più che mai incalzati dall’estrema destra dell’AfD in crescita nei sondaggi.

Quest’estate il tema diventa politicamente molto delicato perché sia Meloni che Merz si avviano verso appuntamenti elettorali molto rilevanti: mentre l’Italia va verso le elezioni politiche, in Germania il 6 settembre si vota nella Sassonia-Anhalt, e il 20 settembre a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania.

Per mettere in atto la sua strategia il cancelliere tedesco ha fatto leva sulle nuove regole sull’asilo che si è data l’Europa.

Il Patto Ue per la Migrazione e l’Asilo, in vigore dal 12 giugno dopo essere stato approvato a dicembre 2025, ha introdotto nuove regole per i richiedenti asilo. La chiave è il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione (AMMR), che sostituisce il regolamento di Dublino III ma ne conserva il principio fondamentale, ovvero: la domanda per l’asilo resta a carico del Paese di primo ingresso, salvo legami familiari, visti o altri criteri specifici.

Per un paese di primo arrivo come l’Italia, il vincolo diventa più pesante perché la responsabilità legata all’ingresso irregolare passa da 12 a 20 mesi; resta invece di 12 mesi per gli arrivi successivi a operazioni di ricerca e soccorso in mare. In sintesi, la responsabilità italiana dura più a lungo e, se la persona si nasconde, il trasferimento resta possibile fino a tre anni.

Il nuovo Patto punta a sostenere i Paesi di primo arrivo e a limitare i movimenti secondari verso il Nord Europa. Il trasferimento dei “dublinanti” nello Stato competente diventa più rapido: basta una notifica tramite Eurodac e il Paese destinatario non può rifiutare, ma solo proporre tempi o modalità diversi. L’accoglienza è garantita soltanto nello Stato in cui il richiedente deve restare, mentre criteri familiari più ampi possono trasferire la responsabilità a un altro Paese.

Una delle novità più rilevanti, è tuttavia, la possibilità di attuare i “responsibility offsets”, ovvero le “compensazioni mediante assunzione di responsabilità”. Questi ultimi sono compensazioni che permettono a uno Stato di assolvere parte dei propri obblighi di solidarietà assumendo l’esame di domande che spetterebbero al Paese di primo ingresso. In sostanza, se la Germania decidesse di esaminare la domanda di un richiedente già presente sul proprio territorio, rinunciando a trasferirlo all’Italia, paese di primo ingresso, questa assunzione verrebbe conteggiata come contributo di solidarietà.

Il Patto affianca alle responsabilità un meccanismo permanente di solidarietà. Il Consiglio Ue ha fissato a 21mila ricollocamenti la soglia minima annuale o 420 milioni di euro, pari a 20mila euro per ogni ricollocamento non effettuato, da ripartire tra gli Stati in base a Pil e popolazione. I destinatari sono Italia, Spagna, Grecia e Cipro, Paesi definiti per quest’anno “sotto pressione” e beneficiari pertanto della riserva annuale di solidarietà.

Dalla prima valutazione della Commissione europea del 15 luglio, a circa un mese dall’avvio delle nuove regole, emerge che Spagna e Cipro hanno superato la verifica, la Grecia resta monitorata nonostante i progressi, mentre sull’Italia pesava il mancato riavvio dei trasferimenti e il rifiuto delle prime 12 richieste. Roma aveva sospeso nel dicembre 2022 gli arrivi dei cosiddetti “dublinanti”, salvo le riunificazioni di minori non accompagnati, e le relative circolari non risultano formalmente revocate. La prossima valutazione è prevista entro il 15 ottobre.

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