
In arrivo anche l’handling fee europea entro il 1° novembre, per la quale dovrà essere stabilito l’importo. La mini tassa italiana rinviata fino al 30 novembre
Dazio. Tassa europea. Tassa italiana. Sui mini pacchi (fino a 150 euro di valore) provenienti dai Paesi extra Ue c’è un vero e proprio groviglio di prelievi già in atto o destinati a scattare. La certezza per ora è solo il dazio da tre euro scattato lo scorso 1° luglio e che per i flussi introdotti in Italia ha visto un incasso nei primi due mesi di applicazione di 83 milioni di euro. Anche se sembra ancora più significativo il dato del calo di importazioni registrato nel bimestre di luglio e agosto del 39% rispetto al bimestre precedente.
La prospettiva è quella che al dazio si vada a sommare anche l’handling fee europea. Il percorso è ampiamente avviato dopo che sia il Consiglio dell’Unione sia il Parlamento Ue hanno dato l’ok all’applicazione entro il prossimo 1° novembre. La finalità è diversa da quella del dazio. Si tratterà infatti di una tassa di gestione destinata a coprire i costi amministrativi e operativi sopportati negli ultimi anni dalle autorità doganali dei Paesi dell’Unione europea per l’enorme afflusso di merci proveniente dagli Stati fuori dall’Unione, con in prima fila la Cina.
Nel 2025 sono arrivati quasi 5,9 miliardi di mini pacchi dai Paesi fuori dall’Unione europea. La leva è stata rappresentata soprattutto dall’e-commerce, che con lo sviluppo tumultuoso avvenuto dal 2020 in poi a causa della pandemia del Covid, ha visto consolidare i suoi volumi. Ma questo ha creato una serie di problematiche. Da un lato, l’assenza di un dazio fino al 30 giugno scorso ha creato un effetto dumping nei confronti dei rivenditori tradizionali. Dall’altro, i controlli doganali hanno dovuto fare i conti con un afflusso di merci su cui bisognava fare attenzione al rispetto di tutte le normative Ue.
Come riporta anche l’agenzia delle Dogane nella pagina dedicata al dazio di tre euro, «le ispezioni mirate condotte nei 27 Stati membri dell’Ue nel corso del 2025 su cosmetici, dispositivi di protezione individuale (Dpi), integratori alimentari, giocattoli ed elettronica hanno rivelato allarmanti casi di non conformità: oltre il 60% dei prodotti controllati non rispettava gli standard Ue a causa di etichette mancanti, ingredienti vietati o assenza di documentazione di sicurezza».
Anche in questa prospettiva la tassa di gestione europea servirà a far fronte ai costi dei controlli. La partita più interessante è nelle mani della Commissione Ue che dovrà stabilirne l’importo. secondo alcune ipotesi circolate in Italia, il livello potrebbe attestarsi tra i due e i quattro euro. Naturalmente andrà tenuto conto dell’effetto deflattivo già prodotto dal dazio e quindi il cumulo potrebbe ulteriormente contribuire a ridurre i flussi di spedizioni low cost provenienti da Paesi extra Ue.
A complicare il quadro c’è la mini tassa italiana di 2 euro, per ora mai entrata in vigore. Era stata prevista dalla manovra 2026 con un gioco d’anticipo rispetto alle mosse a livello unionale. Poi però l’accelerazione comunitaria prima con l’applicazione del dazio e poi con la prossima handling fee ha portato a rivedere i piani. L’ipotesi è che dal 2026 potesse produrre gettito dal 1° luglio. Però sono arrivati i provvedimenti di rinvio dell’entrata in vigore: prima era stato previsto che scattasse dal 1° ottobre e ora con il decreto sullo stop al bollo auto è stato stabilito che scatti dal 1° dicembre. In realtà si tratterà di capire come trovare un meccanismo per superarla proprio in ragione dell’entrata in vigore dell’handling fee. La questione è il gettito: per i due rinvii sono state necessarie coperture per poco più di 102 milioni di euro e dal 2027 è previsto un introito di 245 milioni di euro all’anno. Una quadratura non semplice da trovare considerando che la parte prevalente dei prelievi Ue poi non resta all’Italia.
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