Minori e giustizia, dalla Garante l’Agenda dei diritti: allontanamenti extrema ratio

Un documento per contrastare automatismi, stereotipi e costrutti e pratiche antiscientifiche come alienazione parentale e «terapie di riunificazione». Terragni: «Serve una rivoluzione della cura»

Uno strumento dinamico e aggiornabile per l’analisi delle leggi, delle prassi e delle criticità relative alla tutela di bambini e adolescenti. La Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, audita il 30 settembre in Parlamento, nell’Aula dei gruppi alla Camera, per la presentazione della Relazione annuale sulle attività 2025, lancia l’Agenda dei diritti dei minori. Obiettivo: contrastare automatismi, stereotipi e pratiche prive di validazione scientifica.

Il vademecum, realizzato con il contributo delle esperte Elvira Reale, Marina Marconato e Alessandra Capuano Branca, è anche un richiamo a garantire sempre, nelle aule dei tribunali, decisioni «individualizzate e fondate su rigorosi accertamenti, condotti da operatori specificamente formati alla conoscenza del diritto minorile vigente». L’Autorità punta a cooperare con le altre istituzioni per la creazione di un sistema nazionale che promuova salute, cura e qualità scientifica della protezione dell’infanzia, nel rispetto dei quattro principi contenuti nel superiore interesse del minore: ascolto, salute, sicurezza e cura.

Esplicito il riferimento al diffuso utilizzo, nei procedimenti che riguardano l’affidamento dei minori in caso di separazione, del paradigma dell’«alienazione parentale» (e dei suoi derivati) che spesso finisce per rivittimizzare le madri vittime di violenza da parte dei partner, occultando e travisando gli abusi, capovolgendo le responsabilità e portando persino all’allontanamento dei bambini, quasi sempre dalle mamme. Paradigma che «continua ad assumere, in alcune prassi giudiziarie e consulenziali, una funzione fortemente condizionante, nonostante la mancanza di riconoscimento scientifico del costrutto e le ripetute prese di posizione critiche della comunità scientifica internazionale, degli organismi sovranazionali e della stessa Corte di cassazione. Il rischio concreto è che le dichiarazioni del minore vengano svalutate o reinterpretate attraverso schemi teorici astratti che finiscono per impedire l’accertamento dei fatti e per compromettere il diritto del bambino a essere ascoltato e creduto».

L’Agenda insiste moltissimo sul tema degli allontanamenti dei minori dalle famiglie, che a più riprese Terragni ha chiesto di arginare e di limitare, come raccomandano le Linee guida sui prelevamenti della stessa Authority, ai casi di pericolo per l’incolumità dei minori e comunque a strumento da adottare in via residuale, quando il rischio attuale di un danno grave derivante dalla permanenza nel nucleo familiare sia «manifestamente superiore a quello connesso al distacco».

«La messa al bando di pratiche coercitive nei confronti dei minori, così come degli allontanamenti forzosi da genitori accudenti e non violenti o da famiglie che, pur fragili, possano essere concretamente sostenute nel rafforzamento delle proprie capacità di cura – si legge nel testo – deve costituire una priorità assoluta e condivisa da tutte le istituzioni coinvolte nella protezione dell’infanzia: autorità giudiziaria, servizi sociali, sistema sanitario».

Agli allontanamenti forzosi seguono spesso «i cosiddetti trattamenti di riunificazione coercitiva, ispirati ai modelli della Pas/Ap (alienazione parentale)», nota il testo. Ma «le evidenze scientifiche e le prese di posizione di organismi internazionali mostrano come tali interventi, oltre a essere privi di validazione scientifica, possano determinare gravi effetti traumatici e configurare forme di vittimizzazione secondaria o addirittura di maltrattamento istituzionale o tortura». La progressiva affermazione, sul piano normativo e giurisprudenziale, dei principi di autodeterminazione terapeutica, consenso informato, proporzionalità e tutela dell’integrità psicofisica del minore «rende sempre più incompatibili tali pratiche con il sistema costituzionale e convenzionale di protezione dei diritti fondamentali.

A dispetto di ciò che accade in molti tribunali di tutta Italia, l’Agenda afferma con chiarezza «il principio secondo cui l’uso della forza nei confronti dei minori non può trovare alcuna giustificazione nei procedimenti civili relativi all’affidamento o alla regolazione delle relazioni familiari, salvo i casi eccezionali in cui sia necessario intervenire per sottrarre il bambino a un pericolo attuale e concreto per la sua vita o per la sua integrità fisica». Al di fuori di queste situazioni d’emergenza, il prelievo coattivo del minore dal proprio ambiente di vita e dal genitore di riferimento «costituisce una misura incompatibile con i principi costituzionali di tutela della persona, con il diritto all’ascolto, con il rispetto della dignità del minore e con gli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali».

Va dunque contrastato «con fermezza», secondo il documento, l’allontanamento forzoso «finalizzato esclusivamente a imporre relazioni genitoriali non desiderate o a realizzare astrattamente il principio di bigenitorialità ». Perché «rischia di trasformare gli strumenti di protezione in fonti autonome di trauma e sofferenza. La coercizione fisica o psicologica esercitata sui bambini in assenza di un rischio immediato per la loro incolumità non rappresenta una forma di tutela, ma può integrare una grave violazione dei loro diritti fondamentali».

Dopo l’introduzione del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (Fi), che ha sottolineato come «tutelare i diritti di bambini e ragazzi significa gettare le fondamenta per un mondo più libero e più giusto», è intervenuta la ministra per la Natalità, la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Roccella. Che ha voluto esprimere apprezzamento alla Garante per il lavoro costante anche sui tanti «casi problematici» emersi all’attenzione della cronaca. «Investire sui minori vuol dire investire sul presente e sul futuro», ha sottolineato. Ricordando che l’orientamento, il metodo seguito dal Governo «parte dalla centralità della famiglia. Non un discorso di destra o di sinistra – ha precisato – ma un dato di fatto: i primi interventi che si possono effettuare a favore dei minori riguardano la famiglia, il nucleo in cui il minore cresce». Da qui il tentativo: «Non spostare altrove le responsabilità della famiglia, non depauperarne le competenze, ma cercare di ampliarle e aumentare l’autorevolezza genitoriale».

La Garante è partita dal disagio diffuso registrato sui media tra bambini e adolescenti, tra dipendenza dagli smartphone e radicalizzazione violenta. Ha ricordato il suo impegno contro gli allontanamenti impropri dalle famiglie. E ha biasimato il trattamento dei minori come «un problema, un limite». Il fenomeno della “non maternità di massa”, per Terragni, nasce anche da questa narrazione, non solo dalle carenze dei servizi e dei sostegni. «pesano solitudine, isolamento, mancanza di condivisione non solo con il partner, ma con la famiglia allargata e la comunità, tutto il villaggio che serviva a crescere un figlio».

«La povertà delle relazioni è oggi il principale nemico della natalità», ha affermato la Garante. Invitando a non arrendersi e denunciando gli effetti negativi della pervasività delle tecnologie: studi come quello dell’Università di Cincinnati hanno dimostrato che i territori in cui è arrivata la banda larga sono stati i primi a registrare cali significativi della natalità. Quindi, oltre agli incentivi e alle politiche per la famiglia, l’Autorità segnala come indispensabile il contrasto alla perdita di importanza delle relazioni a beneficio della dimensione individuale. Nascerebbe da qui l’«adultescenza» e il processo verso il «neutrum economicum», figlio – secondo Terragni, che cita a più riprese Ivan Illich, Alexandre Langer e Adriana Cavarero – anche della cancellazione dei valori associati alla differenza sessuale e a quella femminile: la cura in primis.

Non manca, nell’intervento di Terragni, un affondo contro iul congelaamento degli ovociti: «Una pratica nata per aiutare donne con problemi di salute gravi come le donne sottoposte a terapie oncologiche, oggi è indicata come soluzione per donne sane. Questo indica che è la società ad essere malata». Per Terragni, va restituita alle ragazze e ai ragazzi consapevolezza. E «bisogna scusarci, spiegare loro che l’individuo assoluto è una finzione» e l’indipendenza vissuta come massima aspirazione un falso.

Sono la relazione e la cura il «fondamento delle comunità umane», ha voluto sottolineare Terragni. Come si restituisce spazio alle relazioni? La Garante raccomanda di «ascoltare davvero con attenzione quello che le donne hanno da dire sull’organizzazione della vita, del lavoro, delle città, della cura, valore inestimabile mantenuto nell’insignificazione sociale ed economica». Nonostante «le 16 miliardi di ore erogate gratuitamente ogni giorno quasi esclusivamente da donne». Servirebbe allora, secondo la Garante, «una care revolution», possibile attraverso una via: «Coltivare il sentimento di gratitudine verso la madre, da cui può discendere molta buona politica, per il bene dei bambini e di noi tutti».

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