
Presentato il Report del Garante per l’Infanzia, il rischio devianza non è omogeneo per aree geografiche, riguarda soprattutto giovani egiziani etunisini
«Il 10% dei minori stranieri non accompagnati entra nel circuito della giustizia minorile, con un rischio maggiore rispetto ai minori italiani e agli stranieri che vivono in Italia con le famiglie». È uno dei dati contenuti nel report «I minori stranieri non accompagnati: accoglienza e rischio criminalità», presentato oggi, mercoledì 23 settembre, dalla Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Marina Terragni e curato dall’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali Ets (Iprs).
La ricerca, realizzata ascoltando circa 110 operatori e analizzando 80 casi presi in carico dai servizi, ha ricostruito le traiettorie dei ragazzi nel sistema di accoglienza prima della commissione del reato e il successivo percorso nei servizi della giustizia minorile.
Un quadro nel quale il rischio di devianza non appare uniforme tra le provenienze. Alcune nazionalità risultano, infatti, fortemente rappresentate tra i minori presi in carico dalla giustizia minorile. È il caso, in particolare, dei ragazzi provenienti da Egitto e Tunisia. Altre, pur essendo numericamente rilevanti tra i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, risultano invece scarsamente rappresentate o sostanzialmente assenti. Tra queste, Bangladesh e Gambia e, per la specificità delle loro traiettorie migratorie, l’Ucraina. Un elemento centrale dello studio riguarda il ruolo dell’accoglienza nella fase precedente all’eventuale ingresso nel circuito penale.
Dai dati emerge, infatti, un effetto definito «particolarmente protettivo» dei Sai minori, i sistemi di accoglienza e integrazione dedicati specificamente ai minori stranieri non accompagnati. Strutture che sembrano offrire un presidio educativo in grado di contenere i rischi legati alla condizione dei ragazzi che arrivano in Italia senza figure di riferimento e «capace di contenere, meglio delle Comunità educative e dei Cas minori, i rischi a cui sono esposti i minorenni che giungono nel nostro Paese privi di figure di riferimento», si legge nel report.
I Cas sono i Centri di accoglienza straordinaria attivati per garantire la prima accoglienza quando i posti nel sistema ordinario risultano insufficienti. Il dato assume particolare rilievo se confrontato con la presenza complessiva dei minori stranieri non accompagnati nel sistema nazionale. Circa un minore straniero non accompagnato su quattro, infatti, è accolto nei Sai minori. Tra i ragazzi entrati nel circuito della giustizia minorile e analizzati dalla ricerca, invece, poco più di uno su dieci era transitato in un Sai prima della commissione del reato.
La ricerca evidenzia comunque la forte debolezza della rete di protezione. Soltanto sei ragazzi su 80 hanno un tutore volontario effettivamente presente e attivo, indipendentemente dal loro percorso giudiziario. Un elemento che segnala quanto la tutela prevista dalla legge sia ancora lontana dall’essere una componente strutturalmente presente nella vita dei minori stranieri non accompagnati che entrano nel circuito penale.
Eppure, proprio il confronto con il dato qualitativo mostra quanto la presenza di un adulto di riferimento possa fare la differenza: quando il tutore è realmente presente e partecipe, gli operatori osservano una maggiore continuità delle relazioni, una migliore adesione al progetto educativo e un più efficace raccordo tra i servizi.

