
Durante il periodo della concessione 3,2 milioni di visitatori e 57 mostre. Comune di Milano: bando entro l’anno L’ad Silvestri: «Parteciperemo se sarà sostenibile»
Cinquantasette mostre; 3,2 milioni di visitatori; 500mila studenti coinvolti; 28mila laboratori didattici. Il bilancio dei dodici anni di gestione del Mudec da parte di 24 ORE Cultura parte da qui.
Federico Silvestri, amministratore delegato del Gruppo Il Sole 24 ORE, lo descrive mentre il Museo delle Culture di Milano si prepara a un passaggio delicato: la concessione arriva alla conclusione. Un bando per il nuovo affidamento – con il Gruppo che aveva anticipato la sua mancata partecipazione non ritenendo le condizioni adeguate a un qualsiasi ritorno dell’operazione – è già andato deserto. Il Comune dovrà ora riscrivere le condizioni della gara. E quindi, se i risultati raccontano quanto è stato costruito, l’assenza di offerte misura dall’altra parte la distanza fra ciò che si chiede a un gestore e ciò che il mercato ritiene sostenibile.
Il consuntivo illustrato da Silvestri alla presentazione della mostra di Matisse – realizzata in collaborazione con il Musée Matisse di Nizza e al Mudec fino al 21 febbraio – comprende anche il rapporto con le imprese: 100 aziende coinvolte a sostegno del percorso e oltre 600 che hanno portato al museo collaboratori e clienti. Numeri che restituiscono un’attività estesa oltre la biglietteria, fra esposizioni, didattica, relazioni aziendali e ristorazione. «Il Mudec è diventato un luogo nel quale le famiglie possono trascorrere tempo, gli studenti avvicinarsi all’arte e le imprese incontrare la cultura» ha ricordato Silvestri evidenziando come il Mudec «abbia dato un contributo decisivo alla crescita e alla riscossa di questa parte della città: fino ad allora un po’ depressa. Oggi invece è una delle zone più frequentate».
Dodici anni fa, ricorda l’ad, il punto di partenza era molto diverso: un edificio da valorizzare, in un’area allora lontana dai quartieri più attrattivi di Milano. Alla gara di quel momento 24 ORE Cultura fu l’unico partecipante. Accettare la concessione significò investire risorse e assumere un rischio, «costruendo un rapporto fra pubblico e privato nel rispetto dell’identità del museo». L’obiettivo «che è stato raggiunto nonostante non fosse per nulla scontato, era dare autorevolezza al Mudec senza sovrapporvi il marchio del gruppo editoriale», facendo leva anche sulle relazioni internazionali del Sole 24 Ore.
Il percorso espositivo descritto dall’ad del Gruppo Il Sole 24 ORE dà la misura di questa costruzione. Dagli ori del Perù a Kandinsky, da Chagall a Frida Kahlo e Banksy, la programmazione ha combinato prestiti, rapporti con istituzioni straniere e scelte capaci di raggiungere pubblici diversi. Accanto ai grandi nomi dell’arte, proposte come quelle dedicate a Barbie e Disney hanno allargato l’accesso al museo. Anche la ristorazione ha contribuito al profilo del Mudec: qui Enrico Bartolini ha conquistato la terza stella Michelin, in un percorso che, ricorda l’ad, «si conclude insieme a quello di 24 ORE Cultura».
Il problema è che il contesto economico nel quale questo modello è nato è cambiato. «La pandemia ha imposto quasi un anno e mezzo di chiusura» ricorda Silvestri, interrompendo il percorso e pesando sui conti. La ripartenza ha richiesto nuovo impegno, mentre aumentavano i costi, cambiava l’impatto della spesa energetica e si modificava la sensibilità del pubblico. «Produrre oggi una mostra – prosegue l’ad – richiede dunque una valutazione del rischio diversa da quella iniziale».
A ogni modo, di fondo c’è il richiamo alla cultura come industria che si traduce in una condizione concreta: gli investimenti devono poter stare dentro un equilibrio economico. È su questo terreno che si è fermato il confronto sulla nuova concessione. 24 ORE Cultura aveva manifestato con largo anticipo l’intenzione di non partecipare, ritenendo le condizioni prospettate non coerenti con la sostenibilità dell’attività. Alla scadenza non è arrivata alcuna offerta, neppure da altri operatori. Il risultato impone ora a Palazzo Marino di rimettere mano alla gara per servizi, funzioni e cogestione del museo. Non sono stati ancora indicati i punti che verranno modificati: gli uffici stanno valutando quali elementi abbiano reso l’affidamento poco appetibile, ha detto, a margine della presentazione della mostra di Matisse, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi. «Mi dispiace – dice – che non sia stato un affidamento al primo colpo. Il mio intendimento è di bandire una nuova gara» e «confido che entro quest’anno si possa uscire con le nuove linee guida e andare ad individuare i nuovi soggetti».
Per 24 ORE Cultura la porta non è chiusa. Ma Silvestri lega un’eventuale partecipazione esclusivamente alla sostenibilità del nuovo bando, senza trasformare il mancato ingresso nella gara in un disimpegno dalla produzione culturale. «Il Mudec – conferma l’ad – resta una componente importante di un’attività che comprende mostre originali, editoria e consulenza a istituzioni e imprese. L’esperienza maturata nella gestione sarà utilizzata anche in questo ambito». Intanto «a ogni modo i rapporti con il Comune di Milano rimangono eccellenti e la collaborazione prosegue come dimostra la mostra sui Brughel appena inaugurata a Palazzo Reale». Quanto al Mudec nello specifico, «siamo orgogliosi di concludere questi 12 anni con una mostra come questa su Matisse, di altissimo livello e che crediamo possa avere un fortissimo gradimento. Concludiamo lasciando l’asticella molto alta in questa tappa finale. E chiunque verrà dovrà partire da lì».
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