
Dal fine novembre alla prima settimana di gennaio nel giardino interno dell’hotel ogni sabato va in scena un appuntamento
Cannes dà il meglio di sé anche quando il tappeto rosso è arrotolato e il Festival è lontano. Basta una giornata di sole a dicembre per stare sul lungomare senza cappotto, guardare le barche nella baia e capire che la Costa Azzurra non ha bisogno dell’estate per esercitare il suo fascino.
E in questo calendario fuori stagione il Carlton Cannes ha trovato un momento spettacolare per aggiungere stupore e occasione per un soggiorno fuori stagione: il Natale. Dal fine novembre alla prima settimana di gennaio, nel giardino interno del Carlton, ogni sabato, va in scena uno spettacolo, un appuntamento da guardare anche dall’alto, dai balconi delle camere, magari con una fetta di bûche de Noël a forma di stella, il dolce creato per le feste. Un modo curioso e molto francese, pardon, très Côte d’Azur, di vivere il Natale al Carlton.
Il Carlton, del resto, ha sempre avuto una certa vocazione teatrale. Inaugurato nel 1913, quando Cannes stava trasformandosi da località di villeggiatura aristocratica a destinazione internazionale, è diventato uno dei simboli della Croisette, riconoscibile dalle due grandi cupole che evocano, anche da lontano, la sua architettura Belle Époque. Dopo sette anni di lavori, di cui due di chiusura, ha riaperto nel 2023 con un intervento che ha riportato alla luce molti dettagli del palace originale. Nel foyer, per esempio, sotto strati di pittura sono riaffiorati i colori dei primi anni del Novecento e, sotto un controsoffitto, due affreschi che decoravano le cupole. Anche le balaustre delle grandi scalinate nascondevano la foglia d’oro del 1906. Il progetto dell’interior designer francese Tristan Auer ha lavorato su questa materia senza trasformare il Carlton in un museo: ha alleggerito gli ambienti, lasciato entrare la luce e inserito dettagli contemporanei.
Lo stesso equilibrio si ritrova nelle camere e suite, molte. Il riferimento alla Riviera è discreto: colori chiari, legno, paglia, ceramiche e grandi finestre sul Mediterraneo. Le lampade in ceramica, per esempio, richiamano Vallauris, la cittadina della Costa Azzurra celebre per la tradizione ceramica. Alcune suite conservano invece un legame più esplicito con la storia del cinema: nella 623, Alfred Hitchcock girò alcune scene di Caccia al ladro con Cary Grant e Grace Kelly.
Anche la gastronomia guarda alla città e alla regione. Al Riviera, il ristorante interno-esterno, si ordina la pissaladière, la torta salata preferita in Costa Azzurra, e altri piatti mediterranei con ingredienti. Al Bar 58, tra lampadari Venini e ceramiche pastello, la filosofia è invece “farm to bar”, con cocktail costruiti intorno a ingredienti freschi e stagionali. E il Camélia Tea Lounge, aperto anche a chi non soggiorna, è diventato uno dei luoghi in cui il Carlton incontra la vita quotidiana di Cannes. Anche se il beach club non è nel suo momento ideale, il ristorante funziona sempre mangiare hamburger e patatine in maglietta davanti al mare a dicembre è comunque un’emozione non trascurabile.
È forse questo il cambiamento più interessante del nuovo Carlton: non soltanto il restauro di un grand hotel, ma il tentativo di restituirgli un ruolo nella città. La Croisette entra negli spazi dell’hotel attraverso la cucina, il design, gli abitanti e gli appuntamenti; il Carlton, a sua volta, offre a Cannes un luogo in cui tornare anche quando non c’è un festival da celebrare. E il Natale rende tutto più evidente. Per qualche settimana, tra gospel, pattinatori, cioccolata e dolci, il grand hotel diventa una piazza coperta. Fuori, il Mediterraneo resta lì, sotto una luce che a dicembre può ancora permettere di passeggiare senza cappotto. È una Cannes diversa da quella del red carpet, ma non meno seducente: più lenta, più luminosa e, per una volta, senza riflettori.
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