
Italia in pressing sulla Ue: servono più navi e fondi
La missione europea Aspides è sempre più il nocciolo del contendere tra Italia e Unione Europea, con la prima che ha esortato i partner europei a fare di più. La minaccia al commercio marittimo costituita dai ribelli yemeniti Houthi è in questo momento una priorità per la Difesa.
Il ministro Guido Crosetto ha infatti inviato una lettera all’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas in cui ha chiesto il potenziamento dell’operazione con l’invio di navi militari da parte di altri Paesi. «Sono mesi che noi chiediamo all’Unione Europea di rinforzare la missione Aspides: l’Italia e la Grecia stanno facendo molto ma se dobbiamo garantire tutta l’Europa, allora se non c’è un contributo militare deve esserci un contributo finanziario», ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Il pressing politico e diplomatico italiano ha fatto sì che la fregata Bergamini della Marina Militare abbia ottenuto nelle ultime ore il via per accompagnare il mercantile italiano Jolly Oro, ma prima che questa situazione si rimettesse in moto si sono succeduti giorni di richieste, strategie preventive e mosse diplomatiche per giungere a una svolta senza creare un vero strappo con l’Ue.
L’Italia – a quanto si è appreso – sarebbe pronta a fornire una seconda fregata, se richiesto, ma i partner dovrebbero contribuire a sostenerne il peso finanziario. Kallas, a dire il vero, è sempre stata favorevole a rafforzare Aspides ma le navi le mettono le capitali e sinora non c’è stata intenzione, tra i 27, di andare in questa direzione.
Attualmente, nell’ambito dell’operazione europea EUNAVFOR ASPIDES, sono impiegate la fregata Bergamini e i cacciamine Rimini e Crotone. Non vi sono altre navi della Marina Militare operative in quell’area al di fuori della missione.
Allo stato attuale operano sotto l’ombrello della missione europea 269 militari italiani. Il dato comprende l’equipaggio di Nave Bergamini (167 unità) e dei due cacciamine Rimini e Crotone (51 unità per ciascuna nave).
In questa fase l’Italia non è inserita nella linea di Comando e Controllo (C2) della missione. Il comando dell’operazione è attualmente a guida greca, sotto la responsabilità del Contrammiraglio (Rear Admiral) Vasileios Gryparis. Il comando strategico è incardinato a Larissa, mentre la gestione operativa, acquartierata sulla nave ammiraglia del momento, è stata oggetto di numerose rotazioni: si è partiti con l’italiano Stefano Costantino (sinora Roma l’ha avuta due volte, Atene quattro). L’Italia e la Grecia hanno sempre garantito assetti navali alla missione – che ha in dotazione tre vascelli – e sono state affiancate in momenti diversi da Germania, Francia, Spagna, Olanda e Belgio. L’Italia, quando è scattata Aspides, era già presente nel Mar Rosso, con la Caio Duilio, per proteggere i propri mercantili (tant’è vero che fu la prima ammiraglia).
A differenza di altre coalizioni internazionali (come quella statunitense), Aspides nasce il 19 febbraio del 2024 con un mandato puramente difensivo. L’operazione marittima ha l’obiettivo di salvaguardare la libertà di navigazione e proteggere il naviglio mercantile e commerciale in transito nello spazio di mare che include il Mar Rosso, il Golfo di Aden, il Mar Arabico, il Golfo di Oman e il Golfo Persico. Inoltre Aspides tutela gli interessi nazionali nella regione assicurando il principio della libertà di navigazione e la sicurezza marittima.
Aspides opera in stretto coordinamento con la missione EUNAVFOR ATALANTA, operazione militare dell’Unione europea volta a contribuire alla sicurezza marittima nell’Oceano Indiano occidentale e nel Mar Rosso e con la Combined Maritime Forces. Aspides e Atalanta, operando in teatri vicini, rischiano “duplicazioni” e più volte si è ragionato se fonderle in un’unica missione, suscitando però i veti incrociati di Grecia e Spagna (Madrid ospita a Rota il comando di Atalanta). Aspides mantiene anche stretti contatti con il centro di sicurezza marittima del Corno d’Africa (MSCHOA) e con il naviglio internazionale.

