Naza: il documentario che svela il sistema dietro le uccisioni di civili a Gaza

Le strategie militari israeliane con le testimonianze di agenti del Mossad e dell’esercito sul controllo sui palestinesi prima e dopo il 7 ottobre

Naza è il nome in codice che i servizi segreti israeliani usano per indicare i danni collaterali, ovvero le vittime civili a Gaza dei bombardamenti dell’esercito israeliano per annientare Hamas. È anche il titolo del film degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei registi del collettivo che ha vinto l’Oscar per No other land nel 2025. Naza, in concorso all’83esima Mostra del cinema di Venezia, prodotto da «The Guardian» e JW Films (Jim Wilson), in 80 minuti, realizzati con uno stile documentaristico molto classico, rivela i dettagli dei sistemi alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza, programmata da Israele dopo la tragedia dell’7 ottobre 2023, in cui Hamas ha ucciso oltre 1200 israeliani, tra civili e militari. Rachel Szor, direttrice della fotografia, è dietro la macchina da presa, Yuval Abraham, giornalista, intervista i testimoni.

Alla fine della prima proiezione stampa si è levato un applauso, che si è spento presto, sovrastato dallo sgomento degli spettatori sotto il peso della nuova consapevolezza che questo sistema di vigilanza e controllo fosse anteriore alla strage di Hamas. «Grazie alle riprese fatte dagli stessi palestinesi, sappiamo come vengono bombardate le case dei civili, abbiamo visto stragi di bambini, quindi nulla è nuovo – puntualizza Szor -. Ciò che ci ha spiazzato è capire che questi sistemi di controllo erano già preesistenti molto prima del 7 ottobre e che quindi c’era un sistema di sorveglianza a tappeto dei palestinesi in atto da diversi anni. E scioccante è stato anche sapere che l’Idf, l’esercito israeliano, per stanare i membri di Hamas nelle case, contempla il Naza, ovvero l’uccisione di civili, anche i bambini, entrando nelle case, dopo aver spiato i telefoni dei congiunti. C’è in corso una sorta di disumanizzazione». Il sistema prevede il controllo dei telefoni attraverso il ricorso a un algoritmo e all’Ia.

Le persone intervistate sui tetti di Gaza, dove è difficile intercettare le conversazioni, sono 24: agenti del Mossad o componenti dell’esercito, di cui si intravede solo il profilo nero e la cui immagine e voce è stata modificata per non rivelarne l’identità. «Nel giornalismo investigativo si ha il beneficio del tempo, mesi o anni per creare i contatti o per conquistare la fiducia delle proprie fonti – spiega Abraham -. Anche nei grandi media israeliani ci sono degli ottimi giornalisti, ma la maggior parte ha tradito la professione. Alcuni non hanno interesse a fare le domande, altri, ed è ancora peggio, alimentano con la propria attività il desiderio di massacro. [...]

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