Nelle vie di Scicli l’anima del Barocco diventa contemporanea

E’ diventata l’immaginaria Vigata nella famosa serie del Commissario Montalbano ispirata ai racconti di Andrea Camilleri

Ci deve essere qualcosa di speciale a Scicli. In realtà questa piccola città nella punta sud-orientale della Sicilia, speciale lo è sempre stata, anche prima che nel 1999 il Commissario Montalbano, nella fortunata serie ispirata ai racconti di Andrea Camilleri, la trasformasse nell’immaginaria Vigata. Prima, era un luogo tranquillo della Val di Noto, certo non il più famoso degli otto comuni tardo barocchi costruiti sulle macerie del terremoto del 1693, che oggi si fregiano del titolo di Patrimonio Unesco. Scicli sorge su tre colli, un presepe di pietra calcarea crepata da cespugli di capperi, in una scenografica fusione di natura e architettura. Elio Vittorini la definì «forse la più bella di tutte le città del mondo», mentre Pier Paolo Pasolini rimase colpito dalle grotte di Chiafura, «una specie di montagna del purgatorio, coi gironi uno sull’altro, forati dai buchi delle porte delle caverne saracene». A proteggere quel villaggio preistorico, abitato fino agli anni Settanta, c’è la chiesa di San Bartolomeo, fatta della stessa pietra bionda e morbida delle grotte, ma forgiata ad arte. Quasi non c’è confine tra campagna e abitato: la città si svolge fluida in un’armonia che Piero Guccione, Franco Sarnari e gli altri pittori del Gruppo di Scicli non si sono mai stancati di dipingere.

Accanto alla chiesa c’è Sanbartolomeo Casa e Putia, un piccolo hotel con maioliche dipinte a mano, vecchie credenze, copriletti all’uncinetto e la sensazione di essere abbracciati dalle case arroccate intorno. E anche se gli alberghi a Scicli si contano sulle dita di una mano, qualcosa sta cambiando. Nella campagna che profuma di macchia mediterranea, per esempio, la scorsa estate ha aperto Dimora Camille, recupero di una masseria diroccata in cui sono stati ricavate tre camere, una suite e quattro appartamenti, dove pavimenti in pietra e terrazzo, ceramiche e tessuti naturali costruiscono un dialogo contemporaneo con la struttura originale.

Negli ultimi dieci anni la Sicilia ha attirato importanti investimenti internazionali e Scicli non fa eccezione. Chi arriva finisce spesso per innamorarsi della sua ricchezza barocca, del profumo dei biscotti di mandorla appena sfornati, delle feste religiose ancora profondamente sentite. Come il Gioia, il Cristo risorto portato in processione da una folla che urla «È vivo, è vivo», diventato anche il refrain della canzone “L’uomo vivo” di Vinicio Capossela. Scegliere di vivere a Scicli non è scontato, ad alcuni potrebbe risultare stretta. Eppure, alcuni top manager vi hanno trovato il proprio posto felice, come Gary Davey, ex amministratore delegato di Sky e per 37 anni uomo di fiducia del fondatore Rupert Murdoch: per sua moglie Angelica Fontana, abituata ai ritmi londinesi, all’inizio non è stato facile, ma alla fine Scicli ha conquistato anche lei. Da quando sono arrivati i Davey hanno portato in città fermento culturale, invitato artisti e imprenditori e sostenuto i progetti del Macc, il museo di arte contemporanea inaugurato nel maggio 2025 con una mostra di Emilio Isgrò, loro carissimo amico.

Nella sua semplicità Scicli è una cittadina raffinata: trenta chiese, palazzi sfarzosi, strade lastricate lucide come appena lavate, pomeriggi assolati e serate in piazza. Ma la sua vera forza oggi è forse un’altra. Invece di affidarsi soltanto alla bellezza del barocco o alla fama di Montalbano, Scicli ha scelto di continuare a produrre cultura e a interrogarsi sul presente. Lo fa attraverso gli artisti e gli eventi come la nuova Mondi Multipli, prima edizione di una rassegna diffusa che affronta crisi ecologica, trasformazioni del paesaggio, migrazioni e memoria (fino al 13 dicembre). È un modo intelligente di essere una destinazione: non soltanto conservare ciò che si è ereditato ma, attraverso l’arte, raccontare ciò che si sta diventando.

Articoli correlati