
Il sindaco difende uno dei simboli delle sue politiche: «Riguarda abitazioni, non abitate e non date in affitto, che valgono milioni di dollari». I ricorsi dei proprietari di immobili non contestano la misura in sé, ma la sua applicazione «confusa e irregolare»
L’imposta sulle seconde case proposta dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, è stato bloccata da un giudice di Staten Island. L’amministrazione comunale dovrà ora darsi da fare in tribunale per difendere una sorta di simbolo delle nuove politiche di Mamdani che ha promesso «una città più accessibile per tutti i cittadini».
La cosiddetta imposta pied-à-terre che colpisce le seconde case di valore, non date in affitto e abitate solo saltuariamente, è stata colta con favore dai sostenitori del sindaco. Ma deve superare l’opposizione politica e le resistenze legali dei conservatori, secondo i quali la tassa è frutto dell’ideologia e finirà per costringere i newyorkesi benestanti ad abbandonare la città.
La tassa, voluta da Mamdani (e introdotta da una legge firmata dalla governatrice Kathy Hochul che ha la competenza in materia fiscale) riguarda le case unifamiliari con un valore pari o superiore a 5 milioni di dollari e gli appartamenti con un valore pari o superiore a 1 milione di dollari. E viene calcolata con un aliquota progressiva che parte dal 4% del valore dell’immobile.
Nelle previsioni dell’amministrazione dovrebbe garantire alla città entrate per almeno 500 milioni di dollari all’anno, aumentando le risorse di e la possibilità di manovra di un bilancio in rosso per oltre 5 miliardi di dollari. Tanto che per celebrarne l’avvio, a inizio luglio, Mamdani – socialista democratico, oltre che musulmano e figlio di immigrati – ha pubblicato sui social un video realizzato davanti a un edificio dove Kenneth C. Griffin, finanziere miliardario, ha acquistato un attico per 238 milioni di dollari nel 2019.
Il ricorso presentato da tre proprietari di casa per ora ha fermato tutto. Il giudice statale Wayne Ozzi ha sospeso l’applicazione dell’imposta, vietando qualsiasi ulteriore azione della giunta cittadina, in attesa degli sviluppi del procedimento legale (per il quale la prossima udienza è stata fissata al 31 di agosto).
Il ricorso non ha contestato il contenuto della misura fiscale, ma ha sostenuto che l’amministrazione di Mamdani ne ha gestito l’attuazione in modo inadeguato, generando «grande confusione» attraverso la «discutibile» segnalazione di migliaia di immobili potenzialmente soggetti all’imposta sulle seconde case. I tre querelanti – Rachel O’Brien, Carmine Morano e Simon Hedley – hanno affermato di avere ricevuto ingiustamente l’avviso di pagamento.
Secondo l’atto di citazione, inoltre, la richiesta della città – che obbliga i proprietari identificati per errore a richiedere l’esenzione dal pagamento – trasferirebbe sui cittadini un onere che spetterebbe invece all’amministrazione, cioè quello di individuare correttamente gli immobili sui quali deve esser pagata l’imposta.
Il portavoce di Mamdani, Matt Rauschenbach, ha affermato che la città farà immediatamente appello contro l’ordinanza di Ozzi. «Non condividiamo la decisione del giudice, ma confidiamo nella legittimità dell’imposta aggiuntiva sulle seconde case, e nella capacità della città di applicarla in modo equo ed efficace», ha spiegato Rauschenbach, sottolienando che la tassa non fa altro che chiedere un contributo a chi possiede seconde case di valore e gode dei vantaggi della città.
Il mese scorso, il dipartimento delle Finanze della città ha pubblicato online un primo elenco delle valutazioni immobiliari – fatte sulla base delle informazioni disponibili, come dichiarazioni dei redditi, atti di compravendita e altri documenti ufficiali – che «include, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, gli immobili potenzialmente soggetti alla sovrattassa». Il documento riporta i valori di mercato stimati di quasi un milione di immobili residenziali, inclusi migliaia di immobili che sembrano non raggiungere la soglia prevista per l’imposta sulle seconde case. Anche per questo il giudice Ozzi ha imposto al sindaco di ritirare l’elenco.
L’amministrazione cittadina ha inoltre inviato per posta 17mila avvisi ai proprietari di case, informandoli che potrebbero essere tenuti al pagamento dell’imposta. E a tali proprietari è stato concesso tempo fino al 18 settembre per richiedere eventuali esenzioni.
A gestire la causa, per conto dei tre proprietari, è stato l’avvocato Randy Mastro, avversario di Mamdani, e vicesindaco di New York con le giunte precedenti di Eric Adams e Rudy Giuliani. Caustico il commento di Mamdani sull’attivismo di Mastro che ha in un altro ricorso per conto di un gruppo di proprietari immobiliari, ha chiesto che venga annullato il blocco degli affitti approvato a giugno. «Sapete, a New York City ci sono poche certezze: la morte, le tasse e Randy Mastro che intenta una causa contro questa amministrazione», ha dichiarato il sindaco. «Pertanto siamo pronti a difendere con vigore la posizione della nostra città in tribunale, come abbiamo fatto per le precedenti cause da lui intentate e come faremo, ne sono certo, per quelle che continuerà a promuovere nei mesi e negli anni a venire», ha aggiunto Mamdani rinnovando l’impegno a usare le risorse che arriveranno dall’imposta aggiuntiva sulle seconde case per «finanziare strade più sicure, scuole più sicure e la città che i newyorkesi meritano».

