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La band irlandese pubblica il suo secondo album che ha un suono violento e urlato ed è una chiamata alle armi per creare il cambiamento
In principio era “Brutalism”. All’epoca della sua uscita il chitarrista degli Idles Mark Bowen spiegava in un’intervista che il gruppo, pur avendo tra le influenze iniziali Joy Division, Gang of Four e Bauhaus, durante la scrittura di quel disco era in fissa con “Yeezus” di Kanye West. Questo approccio ha certamente affascinato i Gurriers, che hanno scelto il chitarrista come produttore del loro nuovo album “Nobody’s Coming To Save You” assieme a Loren Humphrey, già al lavoro sull’ottimo “It Goes On” dei Westside Cowboy. Nati in piena pandemia, i Gurriers hanno esordito nel 2024 con “Come And See”, album che ti aggrediva con il suo feroce post-punk lasciandoti giusto le energie per agitarti a tempo in preda all’inquietudine. Il quintetto si è fatto notare subito per esibizioni cariche di energia, mettendosi al lavoro sul seguito, registrato tra Donegal e Londra.
I Gurriers sono uno dei gruppi più citati tra quelli della cosiddetta «Irish Wave», un movimento nato da un paradosso: la scena prospera mentre Dublino diventa sempre più ostile da viverci a causa del costo della vita. Eppure, agevolazioni fiscali e un esperimento di reddito di base per gli artisti diventato permanente nel 2026 hanno favorito il materializzarsi di una vera e propria costellazione di band nate attorno al fenomeno Fontaines Dc. Il risultato è un lungo elenco in continuo aggiornamento che comprende già, tra i tanti, Esmeralda Road, Madra [...]
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