Nuova combo per il linfoma non Hodgkin più frequente e nelle forme aggressive

Se la malattia ricompare si può trattare con CAR-T e autotrapianto ma in assenza di risultati ora c’è un “cocktail” tra anticorpo bispecifico e chemioterapia

Malattia aggressiva, il linfoma a grandi cellule B, che rappresenta il tipo più comune dei linfomi non Hodgkin. E purtroppo nelle forme aggressive la ricaduta è precoce. Nonostante i progressi della ricerca, purtroppo, non sempre si riesce a tenere sotto controllo e fino a quattro pazienti su dieci possono sviluppare una malattia refrattaria o comunque non risponde più alle terapie di prima linea. Come se non bastasse, oltre al rischio di recidiva, conta anche il tempo in cui questa si ripresenta per indirizzare il trattamento futuro. “Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia CAR-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali – è il commento di Carmelo Carlo-Stella, professore Ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di Specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della Divisione di Ematologia dell’IRCCS Humanitas Research Hospital di Milano -. Entrambe le opzioni sono riservate però ai pazienti eleggibili o per i quali sia ritenuto appropriato procedere con questi trattamenti”. Ed allora? Allora occorre rispondere ad un bisogno clinico insoddisfatto per chi non può accedere a queste opportunità di cura.

Per questi malati è oggi disponibile una nuova opzione terapeutica, quando ovviamente non risulti percorribile la via delle CAR-T o dell’autotrapianto di midollo. Si tratta dell’associazione tra l’anticorpo bispecifico (in pratica si può legare a due punti diversi, al punto di attivare una risposta che porta a morte la cellula neoplastica) glofitamab con una classica chemioterapia, ovvero gemcitabina e oxaliplatino (GemOx). L’approccio, che in pratica porta ad attivare il sistema immunitario contro il tumore oltre alla chemioterapia, è disponibile e rimborsato in Italia per il trattamento dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B che presentano una recidiva o una malattia refrattaria dopo la prima linea di trattamento. [...]

Articoli correlati