Nuovo Codice della strada, cosa cambia per i ciclisti

Obbligo di sistemi tecnologici su camion e autobus per ridurre gli “angoli ciechi”. Menna (Fiab): l’onere della responsabilità della sicurezza si scarica sugli gli utenti vulnerabili e sulla potenziale vittima

Obbligo di sistemi tecnologici su camion e autobus per ridurre gli “angoli ciechi”, precedenza da riconoscere sempre ai ciclisti negli attraversamenti delle piste a loro riservate e «particolare attenzione» quando nelle strade urbane «tardino a scansarsi»: ci si deve fermare e farli passare. Da parte loro i conducenti di biciclette sono tenuti a rispettare una «distanza minima di sicurezza» dai veicoli pesanti presso le intersezioni e durante le manovre come svolte, retromarce e cambi di corsia.

Sono le novità e le precisazioni contenute nel nuovo Codice della strada che riguardano gli utenti della strada più vulnerabili insieme ai pedoni: i ciclisti (anche se la definizione più apprezzata da chi pedala è “utente della mobilità attiva”). Nel 2025, a fronte di un numero di vittime di incidenti stradali ancora troppo alto ma in diminuzione (2.868, -5,3% rispetto al 2024), i morti sono cresciuti tra conducenti e passeggeri di biciclette (198, +20%), biciclette elettriche (30, +50%), monopattini elettrici (25, +8,7%).

Regole, va ricordato, non ancora in vigore: la revisione della circolazione stradale, approvata dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, attende i pareri della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti per ottenere l’approvazione definitiva.

Con il nuovo Codice della strada, è il commento di Luigi Menna, presidente Fiab, la Federazione italiana ambiente e bicicletta che ha partecipato alla consultazione svolta dal ministero delle Infrastrutture in vista della revisione del Codice della strada avanzando proprie proposte, si registra un cambio di paradigma: in precedenza la priorità era «la sicurezza e la tutela delle persone e dell’ambiente»; ora invece si mette l’accento sulla «libera circolazione, in ogni forma e ogni mezzo» e la sicurezza sembra diventare così un «termine accessorio».

Non solo. Per Menna «si sposta l’onere della responsabilità della sicurezza sugli gli utenti vulnerabili e sulla potenziale vittima: nell’attraversamento diventa a carico del pedone verificare che il conducente del veicolo lo abbia visto. In questo modo si aprono le porte al concorso di colpa».

Però una delle novità più rilevanti per la circolazione su due ruote leggere arriva proprio da una proposta Fiab che è stata recepita dal Mit nel testo definitivo: l’obbligo di installazione di strumenti per evitare angoli ciechi nei mezzi pesanti e rilevare la presenza di pedoni e ciclisti presenti nelle aree laterali e posteriori del veicolo.

Spetterà a un decreto del [...]

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