Nuovo rapporto Onu: perché l’aria pulita fa bene al bilancio

Lo studio evidenzia come le azioni contro l’inquinamento atmosferico generino benefici economici significativi e migliorino la salute globale, riducendo mortalità e malattie croniche

Combattere l’inquinamento è una scelta che genera profitto. È quanto risulta da un report del Programma dell’Onu per l’ambiente (Unep) e dalla Coalizione per il Clima e l’Aria Pulita (Ccac) pubblicato il 7 settembre.

L’aria pulita non è un mero costo ambientale, ma un vero e proprio motore di sviluppo e asset economico per i ministeri delle Finanze. Ogni dollaro investito nelle venticinque soluzioni integrate individuate dagli esperti genera circa 15 dollari di benefici economici complessivi. Tali soluzioni comprenderebbero la transizione verso fonti rinnovabili, abbattimento di emissioni nel settore oil & gas, intensificazione dei controlli post-combustione nelle industrie e nelle centrali, maggiore efficienza energetica, standard più restrittivi sulle emissione dei veicoli.

L’attuazione delle misure genererà benefici equivalenti al 2,8% del PIL globale entro il 2035, al 4,5% entro il 2050 e fino all’11,4% entro il 2100. L’investimento richiesto è pari a circa lo 0,7% del PIL globale nel prossimo decennio, scendendo allo 0,5% entro il 2100 (molto inferiore a quanto i governi spendono oggi in sussidi ai combustibili fossili, pari al 2,18% del PIL).

Ma il vantaggio non è solo economico. Fino ad oggi, i bilanci pubblici hanno trattato la sanità come un settore di spesa isolato. Il report Unep ribalta questa visione, dimostrando che il capitale umano e la salute dei lavoratori sono i veri motori del PIL, mentre l’inquinamento agisce come una pesante tassa invisibile che erode la capacità produttiva delle nazioni.

Nel solo 2025, l’inquinamento atmosferico ha presentato un conto epidemiologico enorme, causando 6,4 milioni di decessi prematuri all’esterno (outdoor) e 2 milioni all’interno delle abitazioni (indoor). Tra queste vittime, la morte di 300.000 bambini sotto i cinque anni rappresenta non solo una tragedia umana, ma una distruzione diretta del potenziale economico e della forza lavoro di domani. L’attuazione del pacchetto integrato eviterebbe 144 milioni di morti premature e ridurrebbe drasticamente il carico di malattie croniche che vincolano la spesa pubblica: 62 milioni di casi di asma infantile; 87 milioni di infarti e 45 milioni di ictus; 63 milioni di casi di BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e 56 milioni di diabete di tipo 2; 36 milioni di casi di demenza e 7 milioni di tumori polmonari.

L’inquinamento atmosferico si combina con il cambiamento climatico, con cui condivide le principali sorgenti emissive (in particolare il carbon fossile); è dunque necessario un intervento congiunto. Con il superamento della soglia di 1,5°C, ormai valutato come inevitabile, l’azione integrata è l’unico strumento per limitare il picco del riscaldamento e ridurne la durata. Le 25 soluzioni evitano un riscaldamento di 34°C al 2050 e un ulteriore aumento di 1,4°C al 2100, riducendo l’innalzamento dei mari da 1m a 0,8m.

Oltre alla salute, la riduzione dell’impiego del metano previene la perdita di 26 milioni di tonnellate di raccolti, mitigando l’inflazione alimentare e proteggendo la bilancia commerciale agricola. Inoltre, i 600.000 decessi annui evitati al 2100 grazie al raffreddamento sono pilastri essenziali per la sostenibilità dei sistemi previdenziali in contesti di invecchiamento demografico.

Permangono tuttavia barriere istituzionali e finanziarie come la frammentazione delle competenze, il debole coordinamento interministeriale e la limitata capacità amministrativa, seguite da vincoli economici, tecnici e sociali che insieme rischiano di causare un effetto collo di bottiglia con un ritardo medio di circa 8 anni nell’attuazione. Ogni anno di ritardo comporta la perdita di oltre 1,5 mila miliardi di dollari in benefici economici e sanitari cumulativi non recuperabili, dimezzando di fatto il potenziale di riduzione delle emissioni raggiungibile entro il 2035.

Secondo il report dell’Onu, i governi e le istituzioni finanziarie internazionali devono muoversi immediatamente seguendo 5 aree d’azione strategiche: integrare aria pulita e clima nei piani di crescita nazionali e nelle leggi di bilancio; investire massicciamente nelle condizioni istituzionali abilitanti; puntare sulle vittorie rapide ad alto rendimento (come il controllo delle emissioni di metano e il clean cooking); allineare la cooperazione internazionale agevolando i flussi di capitale verso le aree in via di sviluppo; e finanziare le reti di monitoraggio dei dati.

Investire in aria pulita non è solo un imperativo etico o morale ma la scelta più razionale e redditizia del nostro secolo.

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