Obiettivo 200: i due secoli della fotografia

Parigi la celebra con una mostra alla Bourse de Commerce e un’edizione speciale di Paris Photo. Mentre in un anno si producono due trilioni di immagini – 60mila al secondo – il mercato del collezionismo fotografico si consolida.

La fotografia compie 200 anni. Era il 1826 quando l’inventore francese Joseph Nicéphore Niépce creò il primo scatto: una veduta dalla finestra del primo piano di Le Gras, la sua casa-laboratorio a Saint-Loup-de-Varennes, in Borgogna. Numerose mostre ed eventi in Italia e nel mondo celebrano l’anniversario. Questa settimana, alla Bourse de Commerce di Parigi – uno dei musei del magnate della moda e grande collezionista d’arte François Pinault – ha aperto Remember Me, con 700 fotografie di 70 artisti, dal pioniere Gustave Le Gray a Wolfgang Tillmans, primo fotografo a vincere il prestigioso Turner Prize nel Duemila e che ha raggiunto valori a sei cifre (fino a 700mila euro all’asta).

Anche Paris Photo, che è certamente la fiera di riferimento per il mercato della fotografia, dal 12 al 15 novembre, ricorderà il bicentenario con la presentazione, sotto le volte di vetro del Grand Palais, di un’amplissima panoramica del mezzo, dalle prime tecniche delle origini a quelle digitali attuali, grazie alla partecipazione di quasi 250 espositori da 38 Paesi. «Nel corso degli ultimi cinquant’anni, il mercato della fotografia si è consolidato», afferma Florence Bourgeois, direttrice della fiera. «È un settore molto vasto, con prezzi che vanno dai mille alle centinaia di migliaia di euro, per cui risulta accessibile a tante persone diverse. Inoltre, è un mezzo capace di sedurre un pubblico esteso, perché siamo tutti legati alla fotografia nella quotidianità delle nostre vite e, quindi, rappresenta un punto d’ingresso nel mondo del collezionismo d’arte. Da non sottovalutare anche il ruolo degli editori di libri di fotografia, importantissimi per la visibilità di molti artisti; soprattutto, di quelli che non hanno una galleria. In fiera ce ne saranno circa una cinquantina, con volumi che partono dai 30 euro fino alle centinaia o migliaia di euro per quelli più rari o antichi».

Oggi la fotografia è inclusa nella maggior parte delle collezioni d’arte contemporanea, sebbene il momento storico sia più favorevole alla pittura, che continua a dettare il trend. «Quando si acquista la fotografia storica, è necessario guardare alla qualità», spiega Bourgeois, «cioè allo stato di conservazione, alla storia dello scatto e alla sua provenienza. Sono opere ormai rare e difficili da reperire. Parlando di fotografia contemporanea, è importante guardare al numero di edizioni e anche a come l’opera si posiziona nella produzione dell’artista. E poi, naturalmente, ai dettagli tecnici, come la tipologia di carta o di stampa». Le stampe, infatti, possono anche ingiallire in breve tempo, oppure il supporto può deformarsi e compromettere in modo irreversibile l’opera.

Mentre per la fotografia storica è importante cercare la stampa vintage, cioè quella stampata dall’autore quando era ancora in vita, per la fotografia contemporanea, a partire dagli anni Settanta e soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, si è affermata la consuetudine di limitare il numero delle edizioni (di solito tre, cinque o sette), per creare artificialmente quel valore di scarsità tanto ricercato dal mercato. Grazie a questa strategia, si è in parte riusciti a superare i pregiudizi storici più radicati nel mondo dell’arte, secondo cui una fotografia, in quanto riproducibile, sarebbe intrinsecamente meno preziosa di un dipinto, che è invece unico. La galleria o l’artista possono stabilire un prezzo uguale per ogni edizione, oppure aumentare il prezzo delle copie mano a mano che l’edizione si esaurisce. Quando un’edizione è sold out, non vengono più prodotte altre copie di quell’immagine (alcuni, talvolta, ne stampano altre in dimensioni diverse, ma è una pratica aspramente criticata dai collezionisti). Ogni stampa è numerata; fanno eccezione le “prove d’artista”, chiamate in inglese Artist’s Proof: una o due copie che l’autore tradizionalmente teneva per sé, o per regalarle ad amici e collaboratori, o ancora per esporle in mostre senza dover utilizzare quelle destinate alla vendita.

Nel tempo, la fotografia ha trovato la sua strada nel mondo istituzionale. Il MoMA è stato il primo museo a creare un dipartimento dedicato nel 1940, grazie al curatore Beaumont Newhall, inaugurandolo con la mostra Sixty Photographs: A Survey of Camera Esthetics, creata per dimostrare il valore artistico e le possibilità dell’arte dello scatto, e ideata insieme al fotografo Ansel Adams (oggi uno dei più quotati all’asta, con prezzi che arrivano quasi a un milione di dollari).

Tra la fine degli anni Settanta e i [...]

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