
L’occupazione resta sopra 24,3 milioni ma per il quarto mese di seguito è in calo. Per l’Istat cresce il peso del lavoro permanente. Si contano 48mila persone in cerca di lavoro in più rispetto a luglio, ma buona parte sono ex inattivi che calano di 21mila unità
L’occupazione ad agosto resta sui massimi (24 milioni e 352mila occupati), ma rallenta rispetto a luglio (-5mila): per il quarto mese di seguito l’Istat registra una frenata. Allo stesso tempo si registra una crescita dei disoccupati (+48mila unità) che è accompagnata da un calo degli inattivi (-21mila).
Secondo l’Istat il tasso di occupazione si attesta al 63%, diminuisce tra i 25-34enni e i 35-49enni, cresce tra chi ha almeno 50 anni d’età ed è stabile nella fascia 15-24 anni. Il tasso di disoccupazione (6,2%) sempre su base mensile cresce tra i 15-24enni e i 25-34enni ed è stabile tra chi ha almeno 35 anni di età; il tasso di inattività (32,7%) rispetto a luglio diminuisce in tutte le classi d’età, ad eccezione dei 35-49enni per i quali è in crescita.
Spostando invece il confronto con agosto 2025, su base annua si contano 291mila occupati in più, ma anche il numero di disoccupati cresce di 129mila unità e quello degli inattivi diminuisce di 381mila unità. Si assiste ad una ricomposizione dell’occupazione con più lavoro stabile sia nel confronto tendenziale che in quello congiunturale, tendenza che probabilmente è il frutto della difficoltà da parte delle imprese di reperire i profili cercati (il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta riguarda quasi una assunzione programmata su due), che spinge a stabilizzare gli organici. Rispetto ad agosto 2025 gli occupati permanenti sono 370mila in più, quelli a termine 157mila in meno e gli indipendenti crescono di 78mila unità. Anche rispetto a luglio 2026 gli occupati permanenti sono in crescita (+48mila), quelli a termine calano (-48mila) così come gli indipendenti (-5mila).
L’ufficio studi di Confcom evidenzia come tra gli occupati «i dipendenti a tempo indeterminato, che ormai rappresentano il 68,5% dell’occupazione totale, siano un segmento ancora in crescita. Ciò indicherebbe che le imprese non prevedono a breve un rallentamento significativo dell’attività economica».
Giovani senza lavoro, restiamo agli ultimi posti in Europa
Allargando lo sguardo all’Europa, il nostro tasso i disoccupazione al 6,2% si confronta con il 6,4% dell’Eurozona e al 6,1% di media della Ue. Per la disoccupazione giovanile, il nostro 20,3% resta ben al di sopra sia del tasso della Ue (15,4%) che dell’area euro (15%) e continua a collocare l’Italia agli ultimi posti.
Resta ampio il divario di genere nel tasso di occupazione: 71,6% per gli uomini e 54,3% per le donne, con una distanza di quasi 17,3 punti percentuali.
«Gli ultimi dati confermano che la fase di forte crescita dell’occupazione sembra essersi arrestata – commenta il presidente di Adapt, Francesco Seghezzi-, ma il quadro non è necessariamente negativo perché l’aumento della disoccupazione non può essere letto isolatamente come un segnale di peggioramento. Parte di questa crescita si accompagna infatti alla riduzione dell’inattività: più persone entrano o rientrano nel mercato del lavoro e iniziano a cercare un’occupazione».
Sui dati Istat incide la componente demografica, Seghezzi sottolinea che rispetto ad agosto 2025 «si registrano 122mila occupati in meno tra i 35-49enni e 367mila in più tra gli over 50. Il calo nella fascia 35-49 anni è condizionato dalla riduzione della popolazione: al netto della componente demografica, l’occupazione crescerebbe dello 0,6%».
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