
La Società italiana di neonatologia pone l’accento sull’importanza del sostegno alla mamma e alle famiglie e delle buone pratiche assistenziali nei centri di Neonatologia e Ostetricia
Il latte materno rappresenta la fonte di nutrimento ideale per il bambino fin dalle prime ore di vita e l’allattamento al seno la modalità ottimale per alimentare il piccolo. Si tratta di una pratica che va promossa e sostenuta per i benefici che porta alle difese immunitarie del neonato, alla costruzione della diade mamma-bambino e alla donna, per un minor rischio di sviluppare tumore al seno o alle ovaie e l’osteoporosi in età avanzata.
In Italia nel 2025, i neonati sani e a termine allattati esclusivamente al seno sono stati il 71% dei nati (Fonte: Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento-PAA della SIN). A 2-3 mesi dalla dimissione, la percentuale scende al 48% ed a 4-5 mesi al 39% (Fonte: Istituto Superiore di Sanità). Persiste, inoltre, una differenza importante fra Centro e Nord, che mostrano tassi più elevati rispetto a Sud e Isole. Numeri, questi, che dimostrano che si può fare di più per sostenere le mamme nella scelta di allattare e di portarla avanti nel tempo. I dati sono stati diffusi dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento (SAM), che si celebra ogni anno dall’1 al 7 ottobre, con l’obiettivo di evidenziare l’importanza dei servizi sanitari e dell’impegno dei neonatologi nel creare le condizioni più favorevoli per l’avvio e la prosecuzione dell’allattamento.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, raccomanda di iniziarlo entro un’ora dalla nascita, proseguirlo in modo esclusivo per i primi sei mesi e continuare poi ad allattare, insieme all’introduzione di alimenti complementari, fino ai due anni e oltre.
“L’allattamento materno – sottolinea il professor Massimo Agosti, presidente della SIN – è raccomandato dalle principali organizzazioni internazionali che si occupano di salute, dal Ministero della Salute e dalle società scientifiche dell’area perinatale e pediatrica e rappresenta un investimento per la salute della diade madre-neonato, con ricadute positive non solo sul piano clinico, ma anche sotto il profilo sociale e ambientale ed economico”.
La SIN ribadisce che non si può prescindere dal mettere in pratica le raccomandazioni sull’alimentazione infantile, anche se gli ambiti socio-sanitari in cui si opera sono gravati da criticità organizzative e culturali. “La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, ma anche, e in modo determinante, da parte dei professionisti e dei servizi sanitari”, specifica Agosti.
Il latte materno è un alimento unico: “È in grado di offrire benefici immediati e a lungo termine al neonato – spiega il professor Agosti -. Rappresenta una difesa cruciale contro le infezioni e nel medio e lungo periodo svolge una potente azione preventiva contro importanti patologie come sovrappeso, obesità e cardiopatia ischemica. Questa protezione, attiva fin dai primissimi giorni di vita, pone le basi per salvaguardare la salute del futuro adulto e per questo dobbiamo continuare ad investire in percorsi che valorizzino e tutelino l’allattamento materno fin dalla nascita”.
Informare la donna sin dal periodo della gravidanza e implementare pratiche postnatali che facilitano l’avvio dell’allattamento e il suo mantenimento nel tempo sono due momenti essenziali della presa in carico. In particolare, l’assistenza ospedaliera alla coppia madre-neonato va fondata e costruita su solidi pilastri e pratiche specifiche, come previsto dal Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della SIN, varato nel 2023 e nato con l’obiettivo di promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento nei Centri di Neonatologia e di Ostetricia.
All’iniziativa hanno aderito 115 Punti Nascita (81 al Nord, 12 al Centro e 22 al Sud/Isole) e sono stati accreditati 65 “Punti Nascita per l’allattamento”, che hanno raggiunto gli obiettivi richiesti. Tra questi, la definizione di un’appropriata policy aziendale, l’istituzione di un gruppo di lavoro aziendale dedicato all’allattamento, la frequenza di rooming-in (almeno 20/24 h) e la pratica del contatto pelle-a-pelle in sala parto.
Con questa premessa è stato realizzato da SIN, insieme alla Società Italiana di Pediatria (SIP) e all’Associazione Italiana delle Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD,) il Position Statement 2026 sull’Allattamento.
Il documento ha come primo obiettivo orientare al sostegno dell’allattamento, con consulenze professionali individuali che riguardano la gestione competente dei problemi e dei dubbi solitamente incontrati dalle mamme nell’allattamento. Inoltre, gli esperti intendono far chiarezza sul fatto che le controindicazioni ad allattare sono realmente rare, mentre sono frequenti le barriere e le difficoltà all’allattamento, tuttora troppo spesso erroneamente confuse con le vere controindicazioni, ma anche con i falsi miti.
“Proprio su questo tema, uno studio recente mostra come il fenomeno dei malintesi e delle fake news sull’allattamento sia in riduzione nelle nuove generazioni. La generazione Z, infatti, risulta meglio informata rispetto a quella X”, specifica il dottor Riccardo Davanzo della Commissione Allattamento BLUD della SIN (COMASIN). “Questa differenza – prosegue – potrebbe essere dovuta alla facilità di recuperare informazioni dal web, ma anche ad una capacità a discriminarne la bontà”.
“Dato che il latte materno rappresenta il nutrimento di prima scelta anche per il neonato pretermine, nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) e nei reparti di Pediatria vanno maggiormente diffusi ed applicati i protocolli di sostegno all’avvio, al mantenimento e alla tutela dell’allattamento al seno e dell’uso del latte materno o, in alternativa, del latte umano donato”, aggiunge il dottor Davanzo. “In particolare in TIN è indispensabile per la relazione madre-neonato e per il miglior sviluppo complessivo la presenza attiva dei genitori come veri e propri partner di cura, in un’ottica di Family Centered Integrated Care e di Zero Separation, utilizzando momenti intimi di incontro genitori-neonato, come la Kangaroo Care”.

