Favorito il premier uscente Kulbergs, subentrato al governo dopo una successione di esecutivi precari, ma formare una coalizione sarà difficile in un Parlamento frammentato
Con il confine con Russia e Bielorussia sorvegliato speciale e l’ombra costante della guerra ibrida di Mosca, la Lettonia si avvia alle urne nel momento più delicato della sua storia recente. Sabato 3 ottobre, 1,5 milioni di cittadini saranno chiamati a rinnovare i 100 seggi della Saeima, il Parlamento unicamerale di Riga. E sebbene l’economia mostri qualche crepa – con un’inflazione al 3,5% e un potere d’acquisto inferiore alla media europea -, per gli elettori c’è una sola priorità: la sicurezza nazionale.
Il posizionamento intransigente di Riga nei confronti della guerra in Ucraina – tra i più convinti sostenitori di Kiev e una spesa per la Difesa che sfiora il target Nato del 5% del Pil – ha azzerato il commercio con Mosca, un tempo pilastro dell’economia. Una postura che ha trasformato il Paese baltico in un bersaglio della guerra ibrida del Cremlino. Sono proprio i timori di ritorsioni sulle urne ad aver spinto il governo a chiedere l’intervento dell’Osce per un monitoraggio del voto.
I Servizi di sicurezza statali (Vdd) «rafforzeranno le misure di sicurezza per garantire elezioni libere ed eque». L’obiettivo è quello di individuare e prevenire tentativi di influenzare illegalmente lo svolgimento e i risultati delle elezioni. Sempre secondo il Vdd, la Russia potrebbe intensificare le campagne di disinformazione, con tentativi da parte di singoli individui di diffondere false notizie.
Elemento da considerare è la popolazione russa all’interno del Paese. Seppure rimanga una minoranza è la più grande comunità russofona dei Baltici e comprende quasi il 25% della popolazione. Un’ampia fetta di elettorato, che le attività di disinformazione di Mosca possono facilmente manipolare. Un’attività facilitata dall’instabilità della classe politica, che ha prodotto disincanto e che ha portato – come riporta Reuters – un terzo dei lettoni a dichiarare di essere indecisi o di non voler votare.
Negli ultimi tre anni la Lettonia ha visto una successione di governi precari. Dopo la vittoria delle elezioni nel 2022 New Unity (Jv) è stato colpito da diversi scandali che lo hanno portato a perdere sostegno. Si tratta di un’alleanza di cinque partiti (Unity and four regional parties), di centro destra. Krisjanis Karins eletto nel 2022 si è dimesso l’anno successivo a causa di conflitti interni alla coalizione. Evika Siliņa lo ha sostituito come prima ministra, ma a sua volta si è dimessa dall’incarico nel maggio scorso. Accese polemiche erano scoppiate dopo la sua decisione di rimuovere il ministro della Difesa, Andris Spruds, per la lentezza nell’attuazione del sistema di difesa anti-drone. Errori che pesano alle urne, con i sondaggi della Tv di stato che pongono il partito sotto la soglia di sbarramento del 5%, con il 4,3% dei voti.
Dopo Silina è stato nominato capo del governo Andris Kulbergs, leader di Lista Unita – As. Un’alleanza che la Fondazione Robert Schuman definisce «un movimento che è al contempo regionalista, ecologista e conservatore». Secondo i sondaggi della Tv di stato diffusi lunedì 28 settembre, sarebbe il primo partito del Paese con il 14,4% delle preferenze. A seguire con il 9,4% il movimento populista Potere sovrano, attualmente assente dall’assemblea parlamentare e a favore di un riavvicinamento alla Russia. Terzo risulta un altro movimento populista e filorusso, Prima la Lettonia, con il 9,2%, seguito da I Progressisti (6,2%) dell’ex ministro della Difesa. Più ridotte le preferenze per il partito di centrodestra Alleanza nazionale (5,6%) e l’unione di Verdi e Agricoltori, parte dell’attuale coalizione, accreditata del 4,8% delle preferenze.
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