
Il Grand Tour dei festival estivi raccomanda un passaggio a Bassano del Grappa, dove fino al 12 settembre si dispiegherà il ricco e multiforme programma di Operaestate, giunto alla quarantaseiesima edizione: oltre cento spettacoli di teatro, musica, circo e danza disseminati nei teatri, nei paesaggi e nei luoghi d’arte della città e della Pedemontana veneta.
Il programma accoglie al suo interno B. Motion, una sorta di festival nel festival, che dal 21 al 30 agosto vedrà in scena numerosi spettacoli dedicati ai linguaggi e ai temi del contemporaneo, con due focus dedicati alla Svizzera e alla Lituania. Tra i meriti di Operaestate vi è quello di aver dato sempre ampio spazio alla danza invitando sia compagnie e artisti affermati sia realtà emergenti che trovano a Bassano le risorse e gli spazi per presentare i propri lavori. Quest’anno, grazie alla cura di Michele Mele e della direttrice Rosa Scapin, sono in programma tra gli altri spettacoli di Daniele Albanese, Michele di Stefano, Giulia Cannas, Dovydas Strimaitis, Sara Sguotti, Elisa Sbaragli, Elena Antoniou, Roberto Zappalà, Chiara Bersani, Fotini Stamatelopoulou e la nuova produzione del collettivo Dance Well, che proprio a Bassano ha dato vita negli anni a un encomiabile laboratorio di danza per uomini e donne che convivono col morbo di Parkinson.
Tra le cose più interessanti viste nei giorni scorsi spicca Irresistible Revolution di Ayelen Parolin, coreografa argentina residente in Belgio, che rispecchia la vocazione festosa e comunitaria del festival. Si tratta di uno spettacolo che recupera lo spirito esuberante e liberatorio del carnevale di Buenos Aires, caratterizzato dai ritmi irresistibili della murga e della cumbia. Dodici interpreti, uomini e donne, entrano in scena in silenzio tenendosi per mano come in una carola medievale; lentamente, ma con crescente fervore, come mossi da un’incontrollata pulsione interiore, si lasciano trasportare in un crescendo di vorticosi movimenti liberatori, energici e giocosi, fino allo sfinimento e alla trance. Apparentemente scomposta e spontanea, la coreografia di Parolin è in realtà una composizione strutturata e rigorosa, che i performer interpretano con estrema precisione pur sembrando posseduti in alcuni momenti da una forza sovrumana.
I corpi dei danzatori, coperti da essenziali e colorati completi sportivi, oscillano tra abbandono e controllo, interagendo tra loro o seguendo individualmente il flusso delle sonorità percussive di Benoist Esté Bouvot, cantando e vociando nei momenti di massimo sfogo. Sembra davvero una “rivoluzione irresistibile” quella che propone Parolin, un invito a lasciarsi andare al ritmo della danza come strumento di liberazione e rigenerazione. Recuperando lo spirito del Carnevale, che rappresenta il momento di svago e trasgressione prima della Quaresima cristiana o, secondo le più antiche origini pagane, il rovesciamento delle regole sociali, la coreografa restituisce alla danza una funzione rituale, catartica e comunitaria.
Irresistible Revolution si inscrive nel solco di una tendenza degli ultimi anni che accomuna i lavori di alcuni coreografi, che oppongono alla dissoluzione del presente una sorta di rituale liberatorio e apotropaico. Spettacoli come Dance People del libanese Omar Rajeh, che coinvolge anche il pubblico, Crowd della coreografa franco-austriaca Gisèlle Vienne, Delirious Night della danese Mette Ingvartsen, Room With a View del collettivo LA(HORDE), In girum imus nocte et consumimur igni di Roberto Castello, tra gli altri, propongono tutti in modo diverso una funzione salvifica della danza e si collocano tra un moderno rituale sciamanico e il recupero di una dimensione dionisiaca del teatro, nel tentativo di recuperare un ordine attraverso il caos.
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