
Il vincolo non fa più paura, si compra a partire da bassi prezzi e buone rivalutazioni
Estrarre valore laddove quel valore (di mercato) è costantemente messo sotto pressione: è il caso delle opere notificate in asta. Se per alcuni esperti, come Valeria Agosto (Il Ponte; capo dipartimento mobili, sculture, oggetti d’arte, porcellane e maioliche, argenti), la notifica “non è più uno stigma”, per altri, come Cristiano Collari (Pandolfini; capo dipartimento libri, manoscritti e autografi), “commercialmente è una mannaia sopra la testa dei lotti, vale anche uno zero in meno”. L’ambivalenza della norma c’è: sul mercato internazionale, il divieto all’esportazione deprime il prezzo dell’opera, che risulta inappetibile al 90% dei collezionisti. Ma per quel decimo residuo, la notifica è una certificazione di preziosità.
Ha avuto l’intuizione di farne un mercato Pietro De Bernardi, amministratore delegato e direttore di Pandolfini, che alle notificate dedica un’asta annuale, unica in Italia. Quest’anno si è tenuta il 1° ottobre, in concomitanza con la Biennale internazionale dell’antiquariato di Firenze (Biaf, dal 26 settembre al 4 ottobre 2026). Nicolò Pitto, capo dipartimento dei dipinti antichi della casa d’aste fiorentina, ammette che «l’apposizione della notifica schiaccia i prezzi dei capolavori, che però diventano molto appetibili per i collezionisti internazionali disposti a lasciare l’opera o l’oggetto in Italia» (magari nella loro dimora toscana…). «Chi compra un’opera notificata, lo sa. Gli acquirenti stranieri in queste aste sono circa il 40%». Per Pandolfini si tratta di una precisa scelta culturale: «Se lo Stato esercita il suo diritto di riacquisto, alla casa d’aste i diritti non vengono pagati. È un mercato in genere non appetibile per l’intermediario. Noi però abbiamo deciso di proseguire».
Questi cataloghi contano un numero limitato di opere (per esempio, 25 nel 2026; 15 nel 2025): è dunque scontato fare guanti bianchi? «No. Qualche invenduto c’è sempre: magari perché si è in presenza di notifiche molto vecchie, di attribuzioni deboli, risalenti per esempio agli anni ’60-‘70. Le notifiche più recenti sono più semplici, supportate da una conoscenza storico-artistica più precisa». Perché si vende un’opera notificata? «Per le solite tre D (debito, divorzio, decesso, ndr). In più, in caso di eredità, nessuno vuole farsi carico del suo gravame burocratico». Però, prosegue Pitto: «Certi artisti in Italia non si vendono se non sono notificati. Così è se si spera di acquistare un Beato Angelico o un Pietro da Cortona, per esempio».
Il ricavo medio per le opere notificate di fascia alta, è di 80-100.000 euro, se non di più. Nel 2025 da Pandolfini il top lot è stato Vasari con la «Sacra famiglia con San Giovannino» (245.700 euro da 120-150.000). Più contenute le quotazioni dei lotti principali nell’asta live del 1°ottobre 2026, piazzatisi (non considerando le commissioni di vendita) tutti in corrispondenza della propria stima bassa. Risulta primo Pietro da Cortona, con l’«Alleanza di Giacobbe e Labano», esitata a 138.600 euro (commissioni incluse, come tutti i prezzi qui comunicati) da una forchetta iniziale di stima di 110.000-150.000 euro. Seguono il «San Giovanni Battista» di Alessandro Allori, aggiudicato a 100.800 euro (da 80.000 – 120.000 euro) e, di Prospero Fontana, il «Ritratto di uomo con cappotto di velluto e collo di pelliccia» (65.520 euro, dalla valutazione di 50.000-80.000). Sempre da Pandolfini, si segnala il risultato dell’unica scultura in catalogo, «Signora con ventaglio» di Spartaco Libero Andreotti, 40.320 euro (30.000-50.000).
Rivalutazioni a parte, sono le vette di mercato. Le stesse raggiunte anche da Wannenes due giorni prima, il 29 settembre, con la rivalutazione eccezionale della «Madonna Curtis» di Tintoretto (375.150 euro da 50-80.000). “La vendita fatta in Italia rappresenta l’ottavo miglior prezzo per Tintoretto – spiega Guido Wannenes, amministratore delegato dell’omonima casta d’aste -. Se prima il rapporto dei prezzi, era 100 in Italia contro 300-500 sul mercato internazionale, questa differenza si è ridotta. Oggi c’è [...]
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