
La proposta arriva all’indomani della notizia sull’inchiesta dei falsi certificati per dichiarare l’incompatibilità con la detenzione nei Centri
«Estendere ai Centri di permanenza per i rimpatri l’indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema penitenziario appena avviata dalla Commissione Giustizia della Camera, con uno specifico approfondimento sulle condizioni di salute delle persone trattenute nei Cpr». È la proposta lanciata dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. «Quando una persona è privata della libertà personale – afferma Anelli – è dovere dello Stato assicurarsi delle condizioni nelle quali vive e garantire pienamente i suoi diritti fondamentali, a cominciare dalla salute. Per questo riteniamo importante che l’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione Giustizia possa essere estesa anche ai Centri di permanenza per i rimpatri».
La Commissione Giustizia della Camera ha deliberato lo svolgimento di un’indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema penitenziario, che si concluderà entro 6 mesi, ricorda la Fnomceo in una nota. Il programma prevede, tra l’altro, l’audizione delle autorità sanitarie competenti e del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, oltre a missioni negli istituti penitenziari per verificare in loco le condizioni delle persone detenute e degli operatori. Come ribadito in più sentenze dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza 96/2025, il trattenimento nei Cpr, pur non avendo natura di pena, costituisce una misura privativa della libertà personale. La Corte ha, infatti, ricondotto espressamente il trattenimento dello straniero alla sfera tutelata dall’articolo 13 della Costituzione, con le garanzie che ne conseguono.
Per questo «crediamo sia necessario conoscere le condizioni di salute delle persone trattenute nei Cpr, verificare quale assistenza sanitaria sia effettivamente disponibile e come siano garantite la continuità delle cure e la tutela della dignità della persona», chiede Anelli. «Estendere l’indagine – sottolinea – consentirebbe al Parlamento di acquisire elementi oggettivi e di verificare direttamente la situazione». «La tutela della salute non conosce confini né distinzioni e deve essere garantita a ogni persona», ammonisce il presidente dei medici. «A maggior ragione quando quella persona è affidata alla responsabilità dello Stato e non è libera di provvedere autonomamente ai propri bisogni di salute». Per Anelli, «conoscere le condizioni nei luoghi di trattenimento significa esercitare fino in fondo questa responsabilità».
A luglio scorso il Consiglio di Stato aveva concesso sei mesi di tempo al ministero dell’Interno per procedere «a una puntuale ricognizione della situazione esistente nei Cpr, con particolare riferimento ai profili dell’assistenza sanitaria e psicologica, alla formazione del personale impiegato, nonché all’analisi degli episodi critici verificatisi con maggiore frequenza nel corso dell’ultimo quinquennio». Palazzo Spada aveva dettato la deadline nella sentenza che aveva accolto un ricorso con il quale l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) sollecitava i giudici a ordinare al Ministero di ottemperare a una precedente loro decisione risalente all’ottobre dello scorso anno. Per lo svolgimento dell’ordinata attività istruttoria, ci dovrà essere una sinergia con il ministero della Salute e con il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale; e all’esito, l’Amministrazione dovrà adottare una motivata determinazione finale, esplicitando le ragioni delle scelte compiute.
La proposta dell’Ordine dei medici arriva sulla scia della notizia sull’inchiesta, partita dalla Procura di Ravenna, che ha coinvolto e perquisito 23 medici in tutta Italia. L’accusa è di aver firmato certificati “falsi” per dichiarare l’incompatibilità dei migranti con la detenzione nei Cpr e, dunque, impedire il rimpatrio. Un’accusa respinta al mittente dalle associazioni mediche e dagli attivisti, come Medici senza Frontiere e Mediterranea, che difendono i sanitari, denunciando che i Cpr trattengono in modo disumano persone affette da gravissime patologie psichiatriche che non dovrebbero trovarsi lì.
Nell’ultimo rapporto del 2025, il Comitato europeo di prevenzione della Tortura sull’Italia ha descritto casi di maltrattamenti fisici nei Cpr visitati; l’assenza di un monitoraggio rigoroso e indipendente degli interventi coercitivi e la mancanza di un’accurata registrazione delle lesioni subite dai trattenuti o di una valutazione oggettiva della loro origine; critica anche la pratica della diffusa somministrazione di psicofarmaci non prescritti. Infine, ci sono gli aspetti carcerari in strutture che carceri non sono: sbarre e schermi metallici alle finestre, armature rinforzate e i cortili di passeggio simili a gabbie. In questo contesto, quasi quotidiani gli atti di autolesionismo.
Articolo precedente
Apple, sciopero degli store italiani nel giorno del lancio dell’iPhone 18

