Oro etico, come viene controllata la filiera e quali sono le garanzie

Metallo aurifero e anche argento. Ci sono aziende che puntano sulle filiere certificate per il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente

Dal Raee all’anello che si vende in gioielleria sino al lingotto da investimento. La strada dell’oro etico passa per certificazioni e controlli e un percorso che spazia dal rispetto dell’ambiente a quello dei diritti umani, senza dimenticare il contesto che circonda lavorazione e commercializzazione. A seguire questa strada c’è la società Solidus, piattaforma fintech che opera in sinergia con il gruppo Carrara Spa, realtà industriale con oltre 50 anni di esperienza nella raffinazione e lavorazione dei metalli preziosi.

Punto di partenza è proprio la Carrara Spa, parte industriale del gruppo: «È una raffineria di metalli preziosi a ciclo completo – premette Alberto Cavenaghi, client manager di Carrara Spa, e presidente della categoria Banchi Metallo nell’Associazione Orafa Lombarda – . Recuperiamo i metalli da scarti di produzione e rifiuti industriali e li raffiniamo, rimettendo sul mercato la materia prima destinata all’industria. In alternativa, produciamo lingotti d’oro da investimento, destinati ai grossisti o direttamente ai privati».

Qui opera Solids, che si rivolge ai privati vendendo i lingotti. «Attraverso la propria piattaforma online, permette un accesso facilitato al mondo dell’oro da investimento, con la possibilità di acquistare piccole quantità di oro (a partire da 2 grammi) – prosegue il manager – e di vendere quando e quanto si vuole. Aprendo il profilo in Solidus, il cliente ha un vero e proprio conto corrente con Iban e anche la possibilità di avere una carta Mastercard».

Tra i metalli etici, oltre l’oro c’è anche l’argento. «Con oro etico intendiamo tutto quell’oro che proviene da materiali che hanno già avuto una vita precedente e che, attraverso i nostri processi di recupero e raffinazione, vengono reimmessi nel circuito – argomenta -.Per fare un esempio, un grande focus è legato alla gioielleria, all’oreficeria e all’argenteria usata. Tuttavia, una buona parte dei prodotti che trattiamo è costituita da scarti di produzione industriale dei produttori di gioielleria, oltre che da scarti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee». Giusto un esempio: «Recuperiamo oro dalle schede madri e dai processori dei computer che utilizziamo tutti i giorni – chiarisce -. Recuperiamo anche molto argento dai pannelli fotovoltaici in dismissione. All’interno di ogni prodotto può esserci una certa quantità di metallo prezioso, che può essere recuperato e riciclato. Tuttavia, il fatto che un materiale sia riciclato non significa necessariamente che sia etico. La parte fondamentale è infatti rappresentata dalla filiera responsabile del settore. È molto importante verificare la provenienza del materiale e, soprattutto, le controparti. È altrettanto importante effettuare tutti i controlli previsti e mantenere la catena di custodia dei lotti lavorati».

C’è poi l’aspetto delle certificazioni, considerato aspetto fondamentale per il tema dell’oro etico.

«Spesso si sente parlare di oro etico e mi è capitato di vedere anche alcuni amici chiedere in gioielleria informazioni a riguardo, quasi fosse un bollino applicato al lingotto o al gioiello – aggiunge -. In realtà, non si tratta semplicemente di una certificazione dell’oro, ma di standard che riguardano soprattutto l’azienda, i processi e il modo in cui gestisce la filiera di approvvigionamento».

In pratica, si tratta della possibilità di documentare e mantenere sotto controllo il percorso che i metalli compiono lungo la filiera. «Per Carrara, ad esempio, questo processo inizia ancora prima che il lotto arrivi nello stabilimento – aggiunge -, perché comprende una fase di verifica della controparte, due diligence, adeguata verifica e approfondimenti, qualora fossero necessari. Spesso chiediamo informazioni aggiuntive ai clienti, perché si tratta di un settore molto sensibile e preferiamo, eventualmente, perdere un cliente piuttosto che rinunciare ai nostri controlli. Dopodiché identifichiamo il materiale e procediamo alla raffinazione». Successivamente viene immesso in commercio «e il produttore, a sua volta, continua a mantenere la catena di custodia fino al cliente finale».

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