
Imprese in crisi di redditività tra raccolti in calo ed escalation dei costi produttivi. In difficoltà vino e zootecnia, la scarsità d’acqua penalizza anche miele e funghi
L’agricoltura italiana è in grande difficoltà. La vera e propria tenaglia fatta di condizioni climatiche sfidanti ed escalation dei costi produttivi sta mettendo a dura prova il settore.
Sotto il profilo climatico le difficoltà sono legate alla siccità, diffusa soprattutto nelle regioni del Nord. Sul fronte dei costi di produzione invece sta pesando la crisi in Medio Oriente che ha innescato forti rincari dei carburanti e dei fertilizzanti, che in gran parte transitano dallo stretto di Hormuz. Dai cereali all’ortofrutta, dal vino all’olio e alla zootecnia fino al settore apistico e ai funghi in questo momento si fa fatica a trovare una filiera dell’agroalimentare che sia al riparo da minacce.
In difficoltà sono i cereali a cominciare dal grano duro, materia prima per un prodotto simbolo del made in Italy quale la pasta. Il frumento duro ha chiuso la campagna di raccolta con un calo del 6% rispetto allo scorso anno. Ma a preoccupare è soprattutto il trend dei prezzi in sensibile calo rispetto allo scorso anno in presenza di costi di produzione aumentati sensibilmente.
E preoccupazioni si registrano nel riso (la cui campagna partirà a settembre) cereale il cui intero ciclo produttivo avviene in acqua e nelle regioni del Nord Italia e che quindi è a rischio a causa della siccità che ha colpito le zone settentrionali. A chiudere il quadro complesso per il settore risicolo la crescita delle importazioni dal Sud Est asiatico che stanno premendo al ribasso sui listini e penalizzando i produttori del principale player europeo, l’Italia.
Non è esente da difficoltà la zootecnia con in prima fila la zootecnia da latte visto che il caldo prolungato sta lasciando il segno nelle stalle e «sta determinando – come sottolineato ieri da Fedagri-Confcooperative – un calo della produzione stimato in un meno 10%. Il tutto in un quadro di costi produttivi in crescita».
Ma ad essere in grave difficoltà sono tre colture chiave del made in Italy agroalimentare, ortofrutta, vino e olio d’oliva. Tre filiere che rappresentano un giro d’affari di oltre 35 miliardi di euro sui 73 dell’intero valore dell’agricoltura italiana.
Vero cortocircuito nel settore dell’ortofrutta dove nonostante le flessioni produttive calano anche i prezzi pagati agli agricoltori: si va dal -17% delle pere al -18% di pesche e nettarine. Una situazione insostenibile per i produttori: secondo Coldiretti tra il 2010 e il 2020 in Italia si sono persi 38mila ettari coltivati a frutta e 50mila coltivati a ortive.
Si possono definire i due “grandi malati” dell’agricoltura italiana. Due settori cardine (fatturano rispettivamente 5,8 miliardi l’olio e 14 il vino) e che si trovano a dover gestire un forte anticipo delle operazioni di raccolta con al tempo stesso un elevato livello di giacenze.
Il vino, per il quale la vendemmia è già iniziata, si trova nella condizione che il nuovo raccolto approderà in cantine che registrano un elevato livello di giacenze di prodotto invenduto (a giugno 46,6 milioni di ettolitri, +6,7%). In tanti invece temono che il cortocircuito inneschi un’ondata di ribassi sui prezzi.
A questo proposito Coldiretti, dopo un’ampia consultazione con i propri viticoltori ha proposto alla filiera un piano strategico nazionale. Un piano che punti su un forte rilancio della promozione, soprattutto all’estero, per stimolare consumi asfittici e su misure per il contenimento della produzione: dal blocco delle nuove autorizzazioni al contenimento delle rese. «Fondamentale però – hanno spiegato alla Coldiretti – è che il contenimento produttivo avvenga non con tagli lineari ma in maniera chirurgica facendosi guidare dai dati di mercato nella scelta degli ambiti sui quali intervenire».
Molto importanti per rilanciare la redditività delle imprese saranno anche la semplificazione burocratica e incentivi fiscali agli investimenti in innovazione.
Discorso analogo per l’olio d’oliva per il quale si stima, al pari del vino, un forte anticipo delle operazioni di raccolta che potrebbero iniziare addirittura a metà settembre. Altra analogia con il vino è la presenza di elevati stock di prodotto in giacenza, si parla di un quantitativo superiore alle 250mila tonnellate, 121mila delle quali di olio extravergine. «Abbiamo chiesto al ministro Lollobrigida – ha detto ieri il vicepresidente di Coldiretti, David Granieri – di emanare con urgenza un bando per l’olio extravergine d’oliva 100% italiano da destinare agli indigenti e ridurre così le giacenze. In questo modo si può trasformare una criticità commerciale in un’importante iniziativa di solidarietà».
Altri due comparti in grave difficoltà sono quello apistico e quello dei funghi. «Le alte temperature e la siccità – hanno detto alla Coldiretti – hanno accorciato le fioriture e ridotto la disponibilità di nettare per le api. Situazione grave in Sardegna dove il caldo estremo ha provocato la perdita di centinaia di alveari».
La scarsità d’acqua getta infine ombre sulla stagione dei funghi. «Il micelio, la rete sotterranea da cui si sviluppano i funghi – si legge in una nota di Coldiretti e Federforeste – necessita di umidità costante nel terreno e di un’alternanza tra giornate miti e notti fresche. Condizioni rare quest’anno. Per questo sulle Alpi e sull’Appennino i cercatori trovano sottoboschi insolitamente asciutti e una presenza di porcini decisamente inferiore rispetto alla media».