
La strategia è solo agli inizi ma potrebbe portare le cellule dell’organismo a “tradire” il tumore insensibile all’azione difensiva del sistema immunitario
Anche i tumori meno recettivi all’immunoterapia, la quarta gamba dei trattamenti anti-cancro, potrebbero avere un tallone d’Achille. E la scienza forse sta iniziando a trovare le strategie per attaccarli proprio in quel punto, o meglio in quei punti. Si intravvede (siamo davvero all’inizio) una speranza di togliere il velo dell’insensibilità che in pratica nasconde alcune forme tumorali, definite quindi fredde, all’azione difensiva del sistema immunitario. Una ricerca apparsa su Cancer Research condotta da esperti delle Università di Cambridge e Basilea, segnala infatti la possibilità di agire come “propellente” per i farmaci per l’immunoterapia, grazie a piccole molecole in grado di aumentarne l’attività. Questi composti hanno una doppia azione: da un lato stimolano i macrofagi (in pratica gli spazzini delle nostre difese) ad inglobare e fagocitare le cellule tumorali, dall’altro modificano il tessuto circostante, riducendone la capacità di sopprimere gli attacchi dell’organismo nei confronti del tumore. Al momento, va detto, I’approccio è stato testato solo in colture cellulari e in modelli di pesce zebra e topo con diversi tipi di tumore. Ma le speranze ci sono.
La strategia potrebbe rivelarsi fondamentale proprio contro i tumori “freddi”, così definiti perché capaci di autoproteggersi dagli attacchi del sistema immunitario e quindi spesso insensibili ai farmaci che agiscono in questo senso. “Con il termine “tumori freddi” si indicano quelle neoplasie che riescono a creare un microambiente povero di cellule immunitarie attive, risultando quindi poco riconoscibili dalle nostre difese – spiega Paolo Tralongo, presidente del CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) e direttore dell’oncologia medica all’Ospedale di Siracusa -. Il microambiente tumorale è il luogo in cui si decide se il sistema immunitario potrà attivare una risposta efficace contro la malattia. Possiamo immaginarlo come una sorta di frontiera o di dogana biologica: è lì che vengono trasmessi i segnali che consentono alle cellule immunitarie di entrare in azione oppure, al contrario, di fermarsi. Tra i tumori freddi che mostrano più frequentemente queste caratteristiche ci sono il tumore del pancreas, gran parte dei tumori del colon-retto a stabilità microsatellitare (MSS), molti tumori della prostata e alcune forme di carcinoma mammario. Proprio perché il sistema immunitario fatica a riconoscerli, questi tumori rispondono meno alle attuali immunoterapie”.
Lo studio, coordinato da Gregor Hutter dell’Università di Basilea e dell’Ospedale Universitario di Basilea e Gonçalo Bernardes dell’Università di Cambridge (primo autore Valerio Sabatino) concentra l’attenzione sulle PSE sigla che sta per “Phagocytic Synapse Enhancers”. [...]

