Prevost si è recato in Umbria in occasione del “GO! Franciscan Youth Meeting 2026”, nell’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi
«Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità». Con queste parole Papa Leone XIV si è rivolto alle migliaia di giovani provenienti da tutta Europa che si sono radunati ad Assisi in occasione della giornata conclusiva del “GO! Franciscan Youth Meeting 2026”, nell’anno dell’ottavo centenario della morte di san Francesco.
Il Papa, prima di celebrare la messa, ha risposto alle domande dei giovani che si erano radunati nella piazza della Basilica di Santa Maria degli Angeli per incontrarlo.
Leone ha lasciato alle ragazze e ai ragazzi presenti una riflessione sul ruolo dei cristiani nella società contemporanea, esortandoli ad «allargare la mente e il cuore, al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio».
Da san Francesco, ha aggiunto, «imparate la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, e quindi umili, accoglienti verso tutti».
Il Papa ha anche risposto alla domanda di una giovane di Zagabria, ricordando quello che «è avvenuto in una regione dell’Europa che solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo».
Tra uomini e donne, ha ricordato Leone, «non deve andare come tra i grandi della terra e i potenti del mondo, che cercano visibilità e sovrastano gli altri». San Francesco, infatti, insegna a «non dominare, ma servire; non afferrare, ma ricevere; non trattenere, ma restituire» ed è ciò che rende «un popolo libero, un luogo di respiro e di salvezza».
Il Pontefice ha concluso che «attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati o frequentati. Quando questo miracolo della Chiesa continua ad avvenire rimane sorprendente anche oggi nelle nostre città, piene di muri invisibili che separano gli uni dagli altri. Quante discriminazioni e diseguaglianze possono finire subito, appena ci riconosciamo fratelli e sorelle!».
Dopo l’incontro con i giovani, Leone XIV ha fatto il suo ingresso in processione nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e ha celebrato la messa di fronte alla chiesa della Porziuncola, che si trova all’interno della Basilica. È il primo Pontefice a farlo. La Porziuncola è considerata uno dei luoghi francescani di maggiore rilevanza. Tra le sue mura, infatti, san Francesco comprese la sua vocazione e accolse santa Chiara.
«Cari giovani – ha detto il Papa durante l’omelia – oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi: osate credere nella parola del Vangelo, diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà! Il titolo del vostro incontro “Go!” è una missione, un invio su strade di cui non abbiamo le mappe, perché si aprono ascoltando il cuore».
Leone ha quindi invitato i giovani a non fermarsi: «Go! Andate! Meglio ancora: andiamo! Let’s go! Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio. Papa Francesco, ispirandosi al poverello di Assisi, ci ha messi in guardia dalla tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano».
Il Papa ha proseguito spiegando i motivi per cui la figura di san Francesco rimane così attuale e importante per i fedeli anche otto secoli dopo la sua morte: la ragione per cui «ci attrae ancora sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente».
Questo, «anche in una città già da secoli cristiana, come Assisi, apparve rivoluzionario. La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli! È l’energia del cristianesimo, quella dei suoi inizi e delle sue molteplici ripartenze».
Leone ha concluso affermando che «si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco. Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera» e ha ribadito l’importanza di «ritrovare un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare».
Proprio per questo il Pontefice ha esortato i giovani a votarsi «alla civiltà dell’amore, di cui avete incontrato i germogli in tanti esempi di gratuità, e che trasfigura – a immagine di Cristo – innumerevoli operatori di pace anche oggi impegnati a servire la vita nei più tragici scenari di morte. Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità – gli studi, le competenze, il lavoro, le amicizie, l’amore, la preghiera – attualizzando in modi diversi la visione di Francesco».
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