Papa Leone XIV a Rimini, il vescovo Anselmi: aiuti per Gaza e un campo da calcio in carcere

Dopo la Messa in piazzale Boscovich, la diocesi annuncia tre impegni: sostegno al progetto della Cei per un presidio medico a Gaza, un campo in erba sintetica per i detenuti e maggiore attenzione all’accoglienza degli stranieri

Un campo da calcio per i detenuti della Casa circondariale di Rimini, un contributo a un progetto sanitario a Gaza e un impegno rafforzato nell’accoglienza degli stranieri. Sono i tre gesti con cui la diocesi riminese ha voluto rispondere alla visita di Papa Leone XIV.

Al termine della Messa celebrata dal Pontefice in piazzale Boscovich, poco prima della benedizione finale, il vescovo di Rimini, monsignor Nicolò Anselmi, ha preso la parola per ringraziare il pontefice. Una visita definita «un grande regalo» e «una grande grazia, indimenticabile». Anselmi ha ricordato anche il calice donato dal Papa alla comunità riminese e già utilizzato durante la celebrazione.

Il vescovo ha quindi annunciato i doni che la diocesi intende fare a sua volta. Il primo, ha spiegato, sarà la vicinanza nella preghiera. Il secondo prenderà invece la forma di due iniziative concrete, una sul territorio riminese e l’altra fuori dai confini della diocesi.

A Rimini sarà finanziata, a nome del Papa, la sistemazione con erba sintetica del campo da calcio della Casa circondariale, destinato ai detenuti. Sul fronte internazionale, invece, la diocesi contribuirà al progetto della Conferenza episcopale italiana per realizzare un ospedale o un importante presidio medico nella Striscia di Gaza.

Il terzo impegno indicato da Anselmi riguarda l’accoglienza e, in particolare, uno dei problemi incontrati dagli stranieri che vivono e lavorano sul territorio: la difficoltà nel trovare un’abitazione. Il vescovo ha ricordato il peso dei lavoratori provenienti dall’estero nelle numerose imprese turistiche, alberghiere, artigianali, industriali, fieristiche e congressuali della Romagna. Persone arrivate dall’Africa, dal Bangladesh e dal Pakistan, ma anche da Paesi segnati dalle guerre, come Siria e Repubblica democratica del Congo, oltre che dalla Colombia.

Una realtà che si riflette anche nelle scuole, dove bambini e adolescenti italiani crescono insieme a coetanei provenienti da numerose parti del mondo. La stessa diocesi, ha ricordato Anselmi, mantiene rapporti con comunità e realtà in Zimbabwe, Venezuela, Albania, Colombia, Brasile, Messico, Paraguay, Mozambico, Filippine e Indonesia, oltre che in altri Paesi.

Da qui l’invito a conservare una prospettiva aperta oltre i confini locali. Per Anselmi l’Adriatico non deve rappresentare una barriera, ma un collegamento con gli altri popoli del Mediterraneo e delle aree vicine. «Il nostro mare deve essere un veicolo di amore e di fraternità», ha concluso il vescovo.

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