
Gli eurodeputati chiedono anche norme più severe sui conflitti d’interesse e il fenomeno delle «porte girevoli»
Norme più rigorose sui conflitti d’interesse e sul finanziamento della politica. Monitoraggi comuni e condivisione di dati. Maggiore cooperazione transfrontaliera e più protezione degli organismi indipendenti, dei giornalisti, dei giudici e degli informatori. Oggi, 8 ottobre, i deputati europei hanno indicato le loro priorità all’interno della nuova strategia della Commissione europea contro la corruzione, che si pone l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e l’applicazione delle norme nell’Ue, facendo seguito all’entrata in vigore della direttiva anticorruzione 2026/1021 nel maggio scorso.
I rischi principali, nell’epoca attuale di forte digitalizzazione e globalizzazione, sono legati all’evoluzione della criminalità organizzata e delle nuove tecnologie, ma generano conseguenze non troppo diverse a quanto accadeva decenni fa: erosione della fiducia dei cittadini, indebolimento della democrazia e dello Stato di diritto, distorsione dell’attività economica. Un’indagine di Eurobarometro speciale del 2025 ha rilevato che il 69% degli europei ritiene che la corruzione sia diffusa nel proprio Paese. Secondo Europol, quasi il 60% delle reti criminali è coinvolto nella corruzione in un modo o nell’altro. Sempre restando ai numeri, i potenziali benefici di un’ulteriore azione dell’Ue per contrastare la corruzione sono stati stimati fino a 58,5 miliardi di euro all’anno.
Il Parlamento ha, quindi, proposto di attivare una mappatura dei rischi di corruzione basata su dati concreti, attività di formazione e norme più rigorose in materia di appalti pubblici, sovvenzioni e trasparenza. I deputati chiedono anche norme più armonizzate sui conflitti di interesse, sulle ricompense, sui viaggi sponsorizzati, sulle dichiarazioni patrimoniali e sul fenomeno delle «porte girevoli» – inteso come il passaggio tra incarichi pubblici e ruoli nel settore privato, o viceversa – nonché un quadro normativo più chiaro per le attività di lobbying. Sostengono, inoltre, la necessità di norme comuni sul finanziamento della politica e di una maggiore trasparenza per le fondazioni politiche e gli intermediari. Le istituzioni dell’Ue, per essere credibili in un mondo sempre più opaco, dovrebbero essere soggette a rigorosi standard anticorruzione, corroborati da una revisione periodica.
Maggiore cooperazione e condivisione dei dati deve essere messa in campo tra le autorità nazionali e gli organismi dell’Ue, tra cui Europol, Eurojust, la Procura europea (Eppo) e l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). Gli organismi anticorruzione dovrebbero essere indipendenti e dotati di risorse adeguate, mentre la Procura europea dovrebbe ricevere maggiori risorse per contrastare i casi gravi di corruzione transfrontaliera. Per questo, il Parlamento Ue chiede azioni più incisivi per tracciare, congelare, confiscare e recuperare i proventi di reato, sottolineando i rischi crescenti legati alle cripto-attività, alle strutture societarie opache e agli strumenti digitali, ribadendo allo stesso tempo la necessità di revocare i permessi di soggiorno per investitori e analoghi programmi di “visti d’oro”.
Il Parlamento propone, infine, una serie di indicatori comuni per valutare le politiche anticorruzione e raccomandazioni più specifiche e misurabili nelle relazioni annuali della Commissione sullo Stato di diritto, auspicando una maggiore condizionalità sullo Stato di diritto nel prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue.
Articolo precedente
Grazia al gioielliere Gianni, perché è diverso dal caso Roggero
Articolo successivo
Le scelte dei giovani medici per le borse di specializzazione

