La mostra “Parthenope. La Sirena e la città” si presenta come un racconto collettivo sull’identità di Napoli
C’è una figura che, più di ogni altra, racchiude l’anima di Napoli. Non è un sovrano né un eroe, ma una creatura del mito: Parthenope, la sirena che, secondo la leggenda, approdò sulle coste del Golfo dopo aver fallito nel tentativo di sedurre Ulisse con il suo canto. Da quel corpo, restituito dal mare, sarebbe nata una città destinata a fare del mito la propria identità.
“Là dimorano le Sirene, che incantano tutti gli uomini che si avvicinano. Chi ignaro ascolta la loro voce, mai più rivedrà la moglie e i figli…” (Odissea, XII)
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli dedica a questa figura la grande mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, un progetto che riunisce oltre 250 opere, dall’VIII secolo a.C. fino alla contemporaneità, per raccontare l’evoluzione dell’immagine della sirena e il suo legame indissolubile con Napoli.
Curata da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, l’esposizione non si limita a ricostruire il mito, ma ne segue le continue trasformazioni: dalla sirena-uccello della tradizione greca alla donna con la coda di pesce dell’immaginario medievale e moderno, fino alle reinterpretazioni contemporanee nel cinema d’animazione, nel design e persino nei giocattoli.
Il percorso espositivo è anche un viaggio nella storia della città. Tra i reperti più significativi figurano le antiche monete di Neapolis, sulle quali compare il volto di Parthenope, simbolo civico della colonia greca. Accanto ad esse trovano spazio raffinati vasi attici e magnogreci decorati con scene legate al mondo delle Sirene, rilievi marmorei, statuette votive, iscrizioni e preziosi oggetti provenienti da importanti musei italiani.
Grande rilievo assumono i materiali emersi dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli, molti dei quali esposti per la prima volta. Questi reperti raccontano la città antica attraverso frammenti architettonici, ceramiche, elementi decorativi e testimonianze della vita quotidiana, offrendo nuove informazioni sull’evoluzione urbana dell’antica Neapolis.
Tra le opere più attese figura inoltre il prezioso busto d’argento di Santa Patrizia, eccezionalmente concesso in prestito. L’opera ha lasciato temporaneamente il museo durante la prima settimana di maggio per partecipare alla tradizionale processione dedicata a San Gennaro, prima di fare ritorno nelle sale della mostra.
Un capitolo particolarmente affascinante è dedicato ai risultati delle recenti indagini archeologiche della Soprintendenza, tra cui la scoperta del santuario dei Giochi Isolimpici nell’area di Piazza Nicola Amore. Qui, in epoca romana, si svolgevano le lampadoforie, corse con le fiaccole che perpetuavano il culto di Parthenope istituito nel V secolo a.C. dal navarca ateniese Diotimo, dimostrando come la memoria della sirena sia rimasta viva per secoli anche attraverso rituali pubblici.
L’esposizione esce simbolicamente dalle sale del museo per estendersi alla città. Il visitatore è invitato a riscoprire i luoghi che ancora oggi custodiscono il ricordo della sirena: dalla celebre Fontana di Spinacorona, dove fino all’Ottocento le donne si recavano per chiedere protezione durante il parto, alla chiesa di San Giovanni Maggiore, tradizionalmente identificata come il luogo della tomba di Parthenope, fino alle decorazioni del Teatro San Carlo, della Galleria Umberto I e ai numerosi murales contemporanei che continuano a reinterpretarne l’immagine.
Ad accogliere il pubblico nell’atrio del MANN è infine una grande installazione site specific realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti, concepita appositamente per la mostra e realizzata davanti ai visitatori come un vero cantiere aperto.
Più che una semplice esposizione archeologica, “Parthenope. La Sirena e la città” si presenta come un racconto collettivo sull’identità di Napoli. Un percorso che intreccia mito, archeologia, arte e memoria, dimostrando come la figura della sirena continui ancora oggi a rappresentare il volto più autentico della città: sospesa tra storia e leggenda, capace di rinnovarsi senza mai perdere il proprio fascino.
Come accadde a Ulisse davanti alle Sirene, anche il visitatore è chiamato ad ascoltare una voce antichissima. Ma, questa volta, lasciarsi incantare significa comprendere le radici più profonde di una città che da quasi tremila anni continua a chiamarsi, con fierezza, Partenope.
Parthenope. La Sirena e la città, a cura di Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, MANN di Napoli, fino al 31 agosto.
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