In vista della nuova legge di Bilancio le proposte sul capitolo previdenza avanzate dall’Inps, dai partiti di maggioranza e opposizione si intrecciano con la necessità di trovare risorse per la rivalutazione degli assegni, per l’adeguamento alla sentenza della Consulta sul Tfs dei dipendenti pubblici e l’eventuale proroga dell’Ape sociale

Una dote previdenziale destinata ai neonati, per accompagnarli all’ingresso nel mondo del lavoro, con un meccanismo a capitalizzazione alimentato da risorse dello Stato e dei familiari: la proposta dall’Inps, non è l’unica in campo previdenziale in vista della legge di Bilancio 2027. La lega, per voce del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha proposto di estendere la possibilità di uscire con 64 anni di età anche ai lavoratori con contributi versati prima del 1996, con il ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo.Forza Italia ha rilanciato la vecchia proposta di Silvio Berlusconi di rafforzare le pensioni minime.

Al di là dei desiderata dei parti, occorre considerare che le risorse da reperire per il capitolo pensioni in manovra per il 2027 sono ingenti, per la perequazione degli assegni pensionistici l’inflazione acquisita del 2026 è del 2,9% e bisognerà adeguarsi (almeno in parte) alla sentenza della Consulta sul Tfs per i dipendenti pubblici.

Pd, Avs e M5 Stelle chiedono di bloccare l’aumento dell’età pensionabile e dei requisiti pensionistici che scatterà il prossimo anno, in base alla Manovra 2026. Dal 1° gennaio 2027 per la pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni e 1 mese di età (dal 2028 se ne aggiungono ulteriori 2), mentre per la pensione anticipata ordinaria serviranno agli uomini 42 anni e 11 mesi di contributi, un anno in meno per le donne (anche in questo caso dal 2028 è previsto un ulteriore incremento di due mesi).

Con i principali canali di uscita flessibile cancellati dalla scorsa legge di Bilancio (Opzione donna, Quota 103) resta, peraltro, da rifinanziare l’Ape sociale, l’anticipo della pensione per chi ha 63 anni e 5 mesi di età, con almeno 30 anni di contributi (36 anni per addetti lavori gravosi) e rientra in una di quattro specifiche categorie (disoccupati, caregiver, invalidi civili almeno al 74% o lavoratori che svolgono da anni mansioni gravose): la misura scade il 31 dicembre 2026. L?Ape sociale consente a queste categorie di lavoratori di lasciare il lavoro in anticipo e ottenere un’indennità dall’Inps (l’importo massimo di 1.500 euro lordi mensili per 12 mensilità).

Guarda alle pensioni delle future generazioni la proposta lanciata dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava del Libretto di risparmio per i nuovi nati. Il nome della misura su cui stanno lavorando i tecnici dell’Inps e del ministero del Lavoro dovrebbe essere Dote previdenziale pubblica, da alimentare da parte dello Stato con mille euro l’anno. Il salvadanaio previdenziale sarebbe alimentato annualmente dallo Stato sin dalla nascita fino all’ingresso nel lavoro, e destinato a crescere nel tempo attraverso un meccanismo di capitalizzazione, con versamenti volontari effettuati dai familiari e dalla stesso titolare una volta entrato nel mondo del lavoro. Il presidente dell’Inps ha spiegato che «non sostituirebbe il primo pilastro pubblico ma lo rafforzerebbe, per chi oggi rischia una pensione povera».

Le stime sui costi, alla luce dell’ultimo dato Istat sui circa 355mila nuovi nati, sono di un costo di 355 milioni di euro per il primo anno. Se venisse confermato questo numero di neonati, il secondo anno si avrebbero 1 miliardo e 65 milioni di euro di costo e il terzo 2 miliardi e 130milioni di euro. Alla luce di questi costi, si sta ragionando all’interno del governo e dell’Inps sulle possibili coperture e sull’importo del contributo dello Stato.

Con i principali canali di uscita pensionistica flessibile che sono stati progressivamente chiusi dal governo Meloni, la Lega cerca di rilanciare guardando alla pensione anticipata contributiva che consente il pensionamento ai contributivi “puri”, ovvero a quei lavoratori con 64 ani di età che hanno iniziato a versare i contributi dal 1 gennaio 1996, hanno almeno 20 anni di contributi effettivi e maturano un importo della pensione pari a 3 volte l’assegno sociale (1.639 euro). La proposta del sottosegretario al Lavoro, il leghista Claudio Durigon è quella di dare la possibilità di optareper la pensione a 64 anni anche ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare versando contributi prima del 1996 e sono nel cosiddetto regime “misto”, accettando però una penalizzazione economica, perché il loro assegno verrebbe interamente calcolato col sistema contributivo. Per la creazione di un canale di uscita anticipata dal lavoro a 64 anni la spesa prevista supera i 5 miliardi di euro distribuiti in un triennio, interessando una platea potenziale complessiva di 180mila pensioni.

La Cgil ha bocciato questa proposta ed ha stimato che con il ricalcolo contributivo si avrebbe una riduzione media del 10% dell’assegno pensionistico.

Forza Italia, ha proposto un aumento delle pensioni minime per portarle tra 800 e 850 euro netti al mese, con una spesa stimata in circa 1 miliardo di euro. Per avere un parametro di raffronto, l’importo minimo rivalutato ammonta per il 2026 a 611,85 euro che salgono a 619,80 euro lordi con la maggiorazione. L’incremento delle minime è nel programma elettorale di Fi, e del resto uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi era proprio quello di portare progressivamente le pensioni minime a mille euro, anche per chi non ha mai versato contributi ed ha la pensione interamente assistenziale. Obiettivo poi rimasto nei programmi di Fi, ma non attuato perché considerato troppo costoso per le casse dello Stato.

Articoli correlati