
Sul capitolo previdenziale si lavora anche a un nuovo intervento sull’indicizzazione delle pensioni all’inflazione
Un fondo da qualche centinaio di milioni per finanziare nuove forme limitate di pensionamento anticipato, da dettagliare il prossimo anno una volta portata a casa l’ultima legge di Bilancio della legislatura. È questa l’intesa trovata ieri sera nell’ennesimo vertice dei leader di maggioranza in preparazione di una manovra che, con ogni probabilità, dovrebbe arrivare al consiglio dei ministri riprogrammato da oggi a domani, in tarda mattinata. Prima della riunione di governo occorrerà mettere a punto altri tasselli, a partire dalle modalità di utilizzo della clausola di salvaguardia sull’energia, su cui continuano i negoziati con l’Unione europea, percorsi da un certo ottimismo di parte governativa.
L’ostacolo più grosso, però, era domestico. Ancora una volta a ingombrare la strada verso la manovra era il capitolo previdenziale, con il veto posto dalla Lega la settimana scorsa (si veda Il Sole 24 Ore del 23 ottobre): senza misure sui pensionamenti anticipati, aveva chiarito il leader del Carroccio Matteo Salvini, il partito non avrebbe votato la legge di Bilancio. Lo stallo intorno alla proposta leghista sull’opzione del pensionamento anticipato dei 64enni (con 36 anni di anzianità in una replica depotenziata della vecchia Quota 100) è stato superato, rinviando le decisioni a gennaio: come nel 2018, ma con meno soldi a disposizione, la manovra si limiterà ad appostare un fondo di qualche centinaio di milioni, per aprire canali di flessibilità in uscita a poche selezionate platee.
A complicare il terreno previdenziale interviene però un’altra variabile. Il castello delle coperture della manovra contempla anche un nuovo intervento sull’indicizzazione delle pensioni. Quando l’inflazione cresce, il meccanismo che aggancia gli assegni alla dinamica dei prezzi torna inevitabilmente di attualità, perché moltiplica i costi. Di qui le ipotesi, confermate da più fonti, di tornare a lavorare di forbici sull’indicizzazione, in modo più profondo man mano che l’assegno si alza. Il modello è quello utilizzato nel 2023-24, quando la rivalutazione piena fu garantita solo per le pensioni fino a quattro volte il minimo, mentre per gli importi più alti venne introdotto un decalage che scendeva rapidamente dall’85% per i trattamenti fra quattro e cinque volte il minimo giù fino al 32% previsto per le fasce più alte. All’epoca, con l’inflazione galoppante per la guerra in Ucraina, [...]

