
Durigon rilancia: «Come Lega stiamo studiando la possibilità di inserire nella manovra una flessibilità in uscita che consenta, nella piena libertà di scelta dei lavoratori, di andare in pensione a 64 anni».
Dopo Inps, Covip e Ania anche il ministro del Lavoro, Marina Calderone, accende semaforo verde alla proposta di un fondo previdenziale alla nascita, alimentato inizialmente da un contributo pubblico e successivamente dai versamenti dei familiari e del beneficiario. «Valutiamo la fattibilità del fondo previdenziale alla nascita – ha detto la titolare del Lavoro, in un’intervista al Corriere della Sera -. E le coperture si trovano, senza sottrarle ad altri strumenti, tanto più che per far partire il fondo previdenziale alla nascita bastano piccoli importi». In Germania, il governo ha appena varato un fondo del genere, prevedendo un versamento di 10 euro al mese.
Calderone ha poi ribadito l’obiettivo di puntare alla conferma, nel 2027, del pacchetto lavoro già inserito nella manovra 2026: «Cioè – ha detto – si tratta di confermare gli sconti sui rinnovi contrattuali, quindi la tassazione agevolata, di investire sui contratti di produttività, confermando la tassazione agevolata all’uno per cento fino a cinquemila euro. Questa misura ha portato a un risultato importante. Sono aumentati di migliaia di unità i contratti depositati presso il ministero del Lavoro e i premi di produttività concessi dalle aziende nell’arco del 2026 sono cresciuti mediamente di 500 euro a persona» (ovviamente in quelle aziende dove esiste la contrattazione di secondo livello).
Si punterà anche su fondi in più per la formazione, sia in ingresso che continua, connessa alle rivoluzioni in atto nel mondo del lavoro. Nel mirino ci sono soprattutto strumenti come il Fondo nuove competenze e gli Its Academy, che, in questi anni e anche grazie ai finanziamenti europei, hanno dato risultati oltremodo significativi.
A parlare, in un’intervista a ilSussidiario.net in occasione del Meeting di Rimini, è anche il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon: «In manovra sul fronte lavoro credo sarebbe importante mantenere i provvedimenti già adottati negli scorsi anni, in particolare la detassazione degli incrementi retributivi frutto dei rinnovi contrattuali. Se possibile, aumenteremo gli incentivi al welfare aziendale, che in alcuni casi rappresenta un salario aggiuntivo, e cercheremo di rafforzare l’efficientamento aziendale, anche attraverso una maggior flessibilità in uscita: penso sia inaccettabile dover lavorare fino a 67 anni nel momento in cui si parla di implementazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese. Come Lega stiamo studiando la possibilità di inserire nella manovra una flessibilità in uscita che consenta, nella piena libertà di scelta dei lavoratori, di andare in pensione a 64 anni».
Se questa idea passasse, ha spiegato Durigon «non ci sarebbe bisogno di bloccare l’aumento dei requisiti» dell’età pensionabile (a gennaio 2027 scatta l’aumento di un mese) perché «ci sarebbe la possibilità di poter lasciare il lavoro prima dei 67 anni e 1 mese. Dunque, un intervento escluderebbe di fatto l’altro». La proposta leghista prevede il calcolo dell’assegno per intero con il sistema contributivo. Quanto all’ipotesi di paletti o sull’anzianità contributiva o sull’importo minimo dell’assegno per il pensionamento a 64 anni, Durigon si limita a rispondere che la proposta è ancora in fase di definizione e «a tempo debito la presenteremo nei dettagli».
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