Pensioni, in Italia solo il 21% di chi ha un patrimonio sotto i 250mila euro si sente preparato sul tema

Focus realizzato da Boston Consulting Group: anche nel segmento di risparmiatori più promettente per i prodotti pensionistici privati, solo il 54% sa che queste soluzioni esistono e meno del 60% di chi lo sa possiede effettivamente un piano

Entro il 2045 in Europa si passerà da circa tre lavoratori per pensionato a meno di due e il tasso medio di sostituzione delle pensioni pubbliche nell’Unione Europea scenderà dal 45% al 41%. Tra i risparmiatori europei con un patrimonio finanziario e immobiliare inferiore ai 250 mila euro, l’80% non si considera preparato alla pensione, percentuale che in Italia si traduce in appena il 21% (il 2% molto preparate, il 19% abbastanza). Anche tra chi ha un capitale più consistente, quasi la metà condivide la stessa preoccupazione.

Le indicazioni arrivano da un nuovo studio (dal titolo: “Europe’s Retirement Crisis Is an Opportunity for Insurers and Asset Managers”, realizzato da Boston Consulting Group (BCG) attraverso una survey su oltre 6.000 persone in Francia, Germania, Italia e Spagna, integrata da 61 interviste individuali e quattro sessioni di gruppo.

I dati raccolti indicano che il problema non riguarda la propensione al risparmio, ma l’accesso alle informazioni. A pesare sulla scarsa consapevolezza è infatti soprattutto la mancanza di conoscenza sull’offerta disponibile. Anche nel segmento di risparmiatori più promettente per i prodotti pensionistici privati, solo il 54% sa che queste soluzioni esistono e meno del 60% di chi lo sa possiede effettivamente un piano. Una volta informati delle caratteristiche dei prodotti, il quadro cambia: il 74% dei rispondenti esprime interesse e, in media, aumenterebbe di 10 punti percentuali la quota di risparmio destinata alla pensione.

Il divario tra interesse latente e attivazione effettiva emerge anche nei canali scelti per reperire informazioni. Due terzi dei rispondenti cercano informazioni sulla pensione in autonomia, attraverso ricerche online o intelligenza artificiale, mentre il 40% si rivolge a amici e familiari, preferendo questi canali rispetto a consulenti bancari, assicurativi o fiscali. Il fenomeno è più marcato tra gli under 35, la fascia che già oggi utilizza la GenAI per documentarsi sulla pensione più di quanto si rivolga a un consulente bancario. Tra chi si dichiara insoddisfatto delle interazioni con un advisor (il 12% del campione), la ragione più citata è la percezione di scarsa imparzialità, indicata dal 40% dei rispondenti, un valore nettamente superiore rispetto alla mancanza di chiarezza nelle spiegazioni o alla sensazione di non essere ascoltati.

 In Italia la previdenza complementare vale oggi 243 miliardi di euro, suddivisi tra 99 miliardi di piani individuali e 144 miliardi di piani aziendali, con una crescita attesa fino al 2035 rispettivamente del 3,8% e del 2% annuo. Il mercato italiano del risparmio previdenziale non ha ancora conosciuto una riforma paragonabile a quelle introdotte in Francia o in Germania. Dal 2007 esiste un meccanismo di adesione automatica ai fondi pensione integrativi individuali attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, e i governi che si sono succeduti hanno apportato modifiche incrementali a tale programma, anziché introdurre cambiamenti strutturali.

Lo sviluppo più significativo degli ultimi tempi è rappresentato dalla legge di bilancio 2026, che riduce il periodo entro il quale è possibile esercitare il diritto di recesso da sei mesi a 60 giorni ed estende il meccanismo anche ai lavoratori che cambiano impiego e che sono già iscritti a un fondo pensione. Soprattutto, la nuova normativa rende per la prima volta trasferibili i contributi versati dai datori di lavoro, una misura che potrebbe gradualmente aprire il mercato alla concorrenza tra società di gestione del risparmio e compagnie assicurative, che potrebbero competere sul fronte dei costi e delle performance.

Nel 2024, gli asset in gestione (AuM) complessivi del risparmio previdenziale privato in Italia ammontavano a 243 miliardi di euro, di cui 99 miliardi di euro riconducibili ai piani pensionistici individuali e 144 miliardi di euro ai piani pensionistici sponsorizzati dalle aziende. Prevediamo che gli AuM di questi due segmenti cresceranno, rispettivamente, a un tasso annuo di circa il 3,8% e il 2,0% fino al 2035.

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