Per i processi civili il Governo punta a tagliare un altro 12%

In cantiere anche l’abbattimento del 90% delle controversie arretrate

Nuovi obiettivi di riduzione sia dell’arretrato sia della durata delle cause. Certo potrà non avere la forza cogente degli obiettivi concordati con l’Europa ed essere affidata anche ai futuri equilibri politici e, tuttavia, il Governo dopo aver centrato, migliorandoli, i target Pnrr sia sul civile sia sul penale prova a rilanciare.

Nel Piano strutturale di bilancio a medio termine 2025-2029, passaggio anche questo imposto dalla necessità di aderire ai nuovi vincoli europei in vigore dal 30 aprile 2024, il ministero dell’ Economia e delle Finanze cristallizza in tabella un ulteriore taglio del 12% della durata dei giudizi civili, anche nel settore commerciale, e del 90% dell’arretrato giacente da raggiungere entro la fine del 2028.

Una maniera per provare a consolidare e dare stabilità alle performance messe a segno nel contesto Pnrr che hanno visto un taglio del 40% dei tempi dei processi penali e intorno al 50% nel settore civile. Il tutto accompagnato da una fortissima contrazione dell’arretrato. Determinante però sarà il capitolo degli investimenti che giovedì 17 settembre il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha confermato: «L’iniezione di risorse sia economiche sia umane non è transitoria. Gli investimenti sono stabili: le assunzioni e le stabilizzazioni rimangono, per i magistrati abbiamo quasi completato gli organici. Non c’è nessun motivo per pensare che si possa tornare indietro, perché sono investimenti fatti sul sistema giustizia».

E per verificare la credibilità delle rassicurazioni almeno due sono i banchi di prova. Il primo è costituito dalla definitiva messa regime che il Piano prevede a fine 2028 della completa digitalizzazione dei depositi degli atti civili, penali, amministrativi, tributari e contabili, «con la creazione di un’unica piattaforma informatica. Infine, entro il 2029 verrà garantita la completa interoperabilità tra sistemi e banche dati del ministero della Giustizia e le banche dati di ministeri ed agenzie».

«Tali azioni – si sottolinea nel documento – forniranno un contributo più rilevante, da parte italiana, alla realizzazione del processo europeo di digitalizzazione della cooperazione giudiziaria transfrontaliera e dell’accesso alla giustizia. Esso prevede che siano garantiti sia la comunicazione per via elettronica a persone fisiche o giuridiche attraverso il punto di accesso elettronico europeo, sia lo scambio di informazioni tra autorità in materia civile, commerciale e penale».

C’è poi il nodo del personale, il Piano conferma la stabilizzazione degli addetti all’ufficio del processo, 6mila in tutto, operazione già definita dal ministero della Giustizia con circa 1.500 figure rimaste escluse e fino a fine mese impegnate nelle sezioni stralcio per la protezione internazionale (l’Anm è tornata a chiederne l’assunzione, ma l’obiettivo è di allargare per quanto possibile e ulteriormente l’area delle assunzioni). Con i tempi mediamente lunghi dei concorsi in magistratura è però prevista la saturazione delle attuali piante organiche, oggi il totale dell’organico della magistratura ordinaria è di 10.656, con 1.217 posizioni vacanti e un tasso di scopertura che si colloca al 11,35 per cento.

Resta l’incognita della conclusione di una serie di misure organizzative straordinarie che soprattutto in questi ultimi mesi ha permesso di oltrepassare gli obiettivi Pnrr, dai poteri straordinari dei capi degli uffici all’applicazione da remoto di magistrati per le sedi con maggiori criticità.

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